La galleria della Mostra, fulcro e snodo ideale del sistema di collegamenti attuati da Guglielmo Gonzaga negli anni Settanta del Cinquecento, è collocata sul lato occidentale del cosiddetto cortile della Mostra – dal Settecento detto “della Cavallerizza” – dove si tenevano feste e parate militari. La galleria venne configurata una prima volta a conclusione dei lavori di raddoppio della loggia dei Marmi e fu destinata, fin dall’inizio, all’esposizione di opere d’arte della collezione gonzaghesca.
Già a partire dal 1592 però, per volontà dell’erede di Guglielmo, il duca Vincenzo I, la galleria venne modificata: fu rialzata, si aggiunsero un soffitto ligneo a cassettoni e delle finestre nella parete orientale. Le arcate originali sulla stessa parete vennero invece tamponate e ornate da portali in stucco di accesso ai poggioli.
Dagli archivi dei Gonzaga sappiamo che Vincenzo I aveva fatto collocare nella galleria almeno tredici sculture antiche, frutto di mirati acquisti o già parte della collezione familiare, e quarantasette dipinti tra i quali i Trionfi di Cesare di Andrea Mantegna, oggi ad Hampton Court a Londra, e La Morte della Vergine di Caravaggio, oggi al Louvre di Parigi. La raccolta di gemme e gioielli era invece custodita nella cosiddetta “zoiolèra”, un ambiente di pianta ottagonale, al quale si accedeva attraverso un portale, oggi murato, posizionato al centro della galleria.
Dal 1612 il duca Ferdinando mise nuovamente mano a questo allestimento, prelevando e spostando i dipinti di maggior pregio nel “Logion Serrato” (la galleria degli Specchi). Intorno alla metà del Seicento, ormai dispersa la ricca collezione d’arte dei Gonzaga, Carlo II Nevers trasformò definitivamente l’ambiente convertendolo in galleria “dei libri”, che venivano custoditi nelle specchiature a incasso dove sono oggi collocati i busti. Questi ultimi provengono, per la maggior parte, dalla raccolta di antichità che Vespasiano Gonzaga - appartenente a un ramo cadetto della famiglia - radunò a Sabbioneta nel corso della seconda metà del Cinquecento.
Trascrizione
La galleria della Mostra, fulcro e snodo ideale del sistema di collegamenti attuati da Guglielmo Gonzaga negli anni Settanta del Cinquecento, è collocata sul lato occidentale del cosiddetto cortile della Mostra – dal Settecento detto “della Cavallerizza” – dove si tenevano feste e parate militari. La galleria venne configurata una prima volta a conclusione dei lavori di raddoppio della loggia dei Marmi e fu destinata, fin dall’inizio, all’esposizione di opere d’arte della collezione gonzaghesca.
Già a partire dal 1592 però, per volontà dell’erede di Guglielmo, il duca Vincenzo I, la galleria venne modificata: fu rialzata, si aggiunsero un soffitto ligneo a cassettoni e delle finestre nella parete orientale. Le arcate originali sulla stessa parete vennero invece tamponate e ornate da portali in stucco di accesso ai poggioli.
Dagli archivi dei Gonzaga sappiamo che Vincenzo I aveva fatto collocare nella galleria almeno tredici sculture antiche, frutto di mirati acquisti o già parte della collezione familiare, e quarantasette dipinti tra i quali i Trionfi di Cesare di Andrea Mantegna, oggi ad Hampton Court a Londra, e La Morte della Vergine di Caravaggio, oggi al Louvre di Parigi. La raccolta di gemme e gioielli era invece custodita nella cosiddetta “zoiolèra”, un ambiente di pianta ottagonale, al quale si accedeva attraverso un portale, oggi murato, posizionato al centro della galleria.
Dal 1612 il duca Ferdinando mise nuovamente mano a questo allestimento, prelevando e spostando i dipinti di maggior pregio nel “Logion Serrato” (la galleria degli Specchi). Intorno alla metà del Seicento, ormai dispersa la ricca collezione d’arte dei Gonzaga, Carlo II Nevers trasformò definitivamente l’ambiente convertendolo in galleria “dei libri”, che venivano custoditi nelle specchiature a incasso dove sono oggi collocati i busti. Questi ultimi provengono, per la maggior parte, dalla raccolta di antichità che Vespasiano Gonzaga - appartenente a un ramo cadetto della famiglia - radunò a Sabbioneta nel corso della seconda metà del Cinquecento.