Sala dei Quaranta

Trascrizione

Michel de L’Hospital, William Harvey, Nikolaus von Kues...

Sono solo alcuni tra gli scienziati, giuristi, umanisti, parlamentari e medici ritratti nella Sala dei Quaranta. Le tele dipinte nel 1942 da Gian Giacomo dal Forno commèmorano quaranta illustri studenti stranieri che hanno frequentato l’Ateneo. Alcuni di loro, anatomisti, hanno dato il proprio nome ad alcune parti del corpo - tutti noi abbiamo infatti un lobo epatico di Spiegel e un dotto pancreatico di Wirsung. 

Nella Sala è conservata anche la cattedra di Galileo Galilei, che insegnò a Padova alla fine del Cinquecento per quelli che poi definì “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”. Furono gli studenti, secondo la tradizione, ad allestire l’imponente struttura, originariamente rivestita di stoffe e cuscini, affinché Galileo potesse insegnare nella vicina Aula Magna, unico spazio abbastanza capiente da contenere la folla che ascoltava le sue lezioni. 

La cattedra di Galileo ha un aspetto talmente modesto che per poco non venne fatta a pezzi. In occasione dei lavori di rinnovo dell’Aula Magna, a metà del 1800, l’allora Rettore Giuseppe de Menghin decise di disfarsene.

Studenti e professori erano però di altro avviso. Coinvolte le autorità della Serenissima, convinsero il Rettore a salvare la Cattedra. Che però era già stata smantellata. De Menghin non fu particolarmente collaborativo, e ci volle del tempo per ripristinarla. Al termine dei lavori, ci si accorse che una delle due scale laterali era andata perduta. 

In questa sala è custodita niente meno che una replica della quinta vertebra lombare di Galileo stesso. Si narra che nel 1737, quando il corpo dello scienziato venne riesumato, i presenti ne approfittarono per prelevare un piccolo ricordo ciascuno - per fortuna erano in pochi! La vertebra giunse così all’Università e qui fu conservata per qualche tempo, prima di essere messa al sicuro in un luogo protetto.