La sala degli Arazzi (LIS)

Trascrizione

I sette arazzi di questa sala furono acquistati nel 1531 a Colonia dal principe vescovo Bernardo Cles. Il ciclo rappresenta le storie della Passione di Cristo e fu realizzato a Bruxelles dalla bottega di Pieter van Aelst, il più importante arazziere del tempo. A lui si era rivolto, nel 1515, papa Leone X Medici, per tessere gli arazzi della cappella Sistina su cartone di Raffaello. Purtroppo non si conosce il cartonista degli arazzi qui esposti. 

Inizialmente destinati alla decorazione della camera del Torrione nel Castello del Buonconsiglio, gli arazzi vennero utilizzati, in occasione del Concilio, per impreziosire - ma anche per riscaldare ed insonorizzare - l'aula di legno appositamente allestita nel coro del duomo, dove si svolgevano le sessioni solenni. Ti invito a fare il giro della sala, come probabilmente fecero molti prelati a quel tempo, per apprezzare da vicino alcuni dei ricchi dettagli che contraddistinguono queste opere.

Il ciclo appartiene allo stile detto Pré-Renaissance, caratterizzato dall'accostamento di elementi del nuovo repertorio decorativo del Rinascimento italiano - come putti musicanti, mascheroni e ghirlande - e della tradizione gotica fiamminga. Tipici del gusto medievale sono infatti la narrazione concatenata degli episodi, tre su ciascun arazzo, e la disposizione foltissima dei personaggi. Le loro vesti, i copricapi e le spade, rappresentati con attenzione da tessitori estremamente abili, costituiscono un vero e proprio campionario di moda e armi del periodo tra Quattro e Cinquecento. Al terzo piano potrai toccare con mano i tessuti che venivano usati per confezionare i preziosi abiti illustrati in questi arazzi, gli stessi con cui si realizzavano i paramenti liturgici del clero. Si può notare, infine, il realismo minuto delle cornici floreali e le bordature delle vesti in alcuni degli arazzi, dove compaiono anche le firme dei tessitori. 

L'arazzo più piccolo, raffigurante San Giovanni a Patmos, prodotto nella stessa bottega tra 1530 e 1540, è un pezzo isolato che il Cles collocò nella libreria della residenza vescovile.