Misurare i cambiamenti climatici

Trascrizione

La prima delle tre sale è dedicata alla necessità di misurare e misurarci con la realtà dei cambiamenti climatici, che collega la lunga tradizione di ricerca geografica patavina con la stringente attualità del riscaldamento globale. I quattro angoli della sala, come i quattro elementi a cui rimandano, sviluppano temi diversi in dialogo tra loro e con il globo centrale, che invita a cogliere la dimensione planetaria del fenomeno, un problema che riguarda tutti gli abitanti della Terra. L’obiettivo della sala, come suggerisce il grande specchio circolare che sovrasta il globo, è quello di far riflettere sui rischi che stiamo correndo, e allo stesso tempo di farci prendere coscienza delle responsabilità di ciascuno rispetto alle emissioni di gas serra come l’anidride carbonica. Queste appaiono quantificate nella grafica circolare alla base del globo, che riporta il valore percentuale delle emissioni per tipologia di attività economica.

La sala è intitolata a colui che per primo ebbe la cattedra di Geografia fisica all’Università di Padova nel 1904: si tratta del milanese Luigi De Marchi, la cui ricerca nel campo della climatologia lo portò a promuovere, nel 1926, la prima Commissione internazionale per lo studio dei cambiamenti climatici in epoca storica, l’antenata dell’attuale Intergovernmental Panel on Climate Change. Nel corner dedicato all’Aria potete trovare il suo manoscritto della voce “Clima” redatta per l’Enciclopedia Italiana del 1932. Nello stesso corner trovate alcuni strumenti utilizzati dai geografi per la misurazione dei fenomeni atmosferici. Risalgono agli anni Sessanta, quando Padova era sede del Centro Studi del CNR per la Geografia Fisica. L’eliofanografo è certamente uno degli strumenti più curiosi e meno conosciuti, che mediante una lente sferica e una cartina fotosensibile registra la durata del soleggiamento; una curiosità caratterizza il barotermoigrografo, che misura l’umidità grazie alla sensibilità di un fascio di crini di cavallo. Potete mettervi alla prova e indovinare quale fenomeno gli strumenti misurino grazie allo schermo interattivo.

A differenza della meteorologia, lo studio del clima richiede lunghe serie di misurazioni, come quelle ottenute dalla comunità scientifica internazionale in Antartide, anche grazie al contributo dei ricercatori patavini che vi operarono tra il 1988 e il 2000. In questo contesto, come sintetizza il cilindro trasparente sul piano di fronte a voi, lo studio di una carota di ghiaccio lunga oltre 3000 metri ci ha permesso di sapere che oggi, per la prima volta negli ultimi 800.000 anni, è stata superata la soglia di 400 parti per milione di anidride carbonica in atmosfera. 

Le variazioni climatiche fanno da sempre parte della storia del clima, come ci mostra la carta di Bruno Castiglioni che rappresenta l’Italia dell’Era Quaternaria. Tuttavia, l’elevata concentrazione di anidride carbonica e di altri gas serra sta oggi accelerando il riscaldamento e sta provocando gravissimi danni all’organizzazione umana del territorio. Così, nella carta che illustra il peggiore degli scenari possibili e mostra un’Italia all’indomani della fusione di tutte le calotte glaciali planetarie, troviamo le nostre pianure sommerse da decine di metri d’acqua, con la superficie del nostro Paese ridotta del 20%.

L’osservazione e la misurazione dei ghiacciai è strategica per cogliere l’evoluzione attuale e prevederne gli sviluppi futuri. 

Nel corner dedicato all’Acqua un plastico a grande scala mostra la veloce ritirata del ghiacciaio della Marmolada, il più importante delle Dolomiti e uno dei più studiati delle Alpi, che nell’ultimo secolo ha visto la sua superficie ridursi complessivamente del 75%. A raccontarci la lunga stagione di ricerche sui ghiacciai sono gli strumenti di misurazione usati nelle campagne glaciologiche per calcolare la distanza frontale e il bilancio di massa, insieme ai grafici e alle fotografie che ci propongono l’impietoso confronto tra immagini scattate negli anni Venti da Bruno Castiglioni e quelle attuali.

Nel terzo corner, dedicato alla Terra, le ricerche di geografia fisica si intersecano alle riflessioni prodotte in ambito sociale, culturale ed economico dai geografi del nostro dipartimento. Alcune di queste voci sono state raccolte per voi in brevi video-interviste che potete avviare in autonomia usando la pulsantiera che si trova sotto al monitor curvo.

Più in alto, il grande planisfero racconta la diversa vulnerabilità delle aree del mondo rispetto ai cambiamenti climatici, consentendoci di ancorare il tema delle cause e degli effetti a quello dell’organizzazione umana degli spazi. Come ricordano le parole di Papa Francesco, dobbiamo leggere la questione climatica ed ecologica all’interno di una più ampia e drammatica questione sociale.

Il quarto ed ultimo angolo della sala vuole infine provocarvi. Avete mai pensato a quante Terre servirebbero se tutti al mondo adottassimo lo stile di vita di un abitante dell’Australia? O di un abitante dell’India? O di un italiano medio? Per vivere la popolazione mondiale sfrutta le risorse prodotte equivalenti a quasi due pianeti e mezzo, esaurendo le scorte dell’anno già durante l’estate ed intaccando quindi, sistematicamente, le risorse che spetterebbero agli anni e alle generazioni future.

Per ridurre i nostri consumi e posticipare quanto più possibile la data dell’Overshoot day ciascuno di noi può fare molto: esplorate i cassetti e gli sportelli dell’ultima parete e scoprirete 15 azioni concrete per fare la vostra parte. Potrete poi procedere più consapevoli nella visita accedendo alla sala successiva alle vostre spalle.