Alle origini del primo Museo di Geografia

Trascrizione

L’ampio salone è un ambiente fastoso e luminoso: la luce entra attraverso i vetri colorati del grande finestrone affacciato su Via del Santo e si riflette sulle specchiere che si trovano al lato opposto. Qui risuona l’eco di storie lontane nel tempo, tra cui quella di Leone Wollemborg, economista illustre e di grande statura morale, nato in questo palazzo nel 1859 e fondatore della prima Cassa rurale d’Italia a soli 24 anni.

Il Salone mantiene sostanzialmente intatto l’aspetto che aveva all’epoca dei Wollemborg, con l’impianto neoclassico ravvivato dai bagliori liberty del camino e del finestrone. Realizzati in legno ad imitazione del marmo, vi si può riconoscere il tocco eclettico dell’architetto Gino Coppedè, celebre per il quartiere di Roma che porta il suo nome, che proprio a Palazzo Wollemborg iniziò la sua carriera. 

Dal 1972 Palazzo Wollemborg ospita i geografi di Padova. Esattamente un secolo prima era stata istituita la prima cattedra di Geografia della nostra Università, tra le più antiche in Italia. Durante questa lunga storia i geografi e le geografe hanno raccolto un patrimonio estremamente ricco e variegato, costituito da circa 3000 carte geografiche, 20000 fotografie, 150 strumenti di misurazione, 34 plastici, 8 globi e 110 atlanti. Sulla soglia del Museo vi accoglie quello che è probabilmente il più emblematico tra gli oggetti geografici: un globo terrestre. Fu realizzato a Berlino all’inizio del Novecento, e si caratterizza per la scelta di raffigurare il rilievo in tre dimensioni utilizzando il gesso dipinto, un materiale fragile che spiega la rarità di questo tipo di globi. 

Le due gigantografie alle pareti rimandano al fatto che Padova si caratterizza per avere coniugato approcci di geografia fisica e geografia umana: la prima immagine è dedicata al ruolo del lavoro umano nella modellazione del paesaggio terrestre, la seconda alle fluttuazioni dei ghiacciai, a lungo oggetto di ricerche di geografia fisica. A questa felice collaborazione rimanda anche il logo “binario” del Museo, modellato sugli antichi mappamondi a due emisferi. 

Delle collezioni e delle ricerche geografiche svolte a Padova parleremo più nel dettaglio all’interno delle prossime tre sale espositive, dedicate ciascuna a una delle parole chiave del Museo: Esplora, Misura, Racconta. Per proseguire, entrate ora nella prima sala accedendo attraverso la porta tra gli specchi.