Trascrizione
Eccoci a scoprire i lavori di restauro di Poleni sulla Cupola di San Pietro a Roma. Poleni fu invitato a lavorare sulla cupola dal papa dell’epoca, Benedetto XIV, nel 1743. La preoccupazione del papa era tale che, come scrisse lui stesso, “vedendo noi il Marchese Poleni, ci è parso di vedere chi, collo ajuto di Dio, terrà in piedi la minacciata Cupola Vaticana”.
Grazie alla sua profonda conoscenza dell’architettura antica e alla sperimentazione, Poleni conduce studi accurati. Analizza ogni fessura, come mostra la stampa sul muro a destra, tratta dal volume che Poleni dedica al restauro della cupola. Notate che il volume stesso è esposto, dietro la macchina, sulla pedana.
Poleni decide di colmare le fessure con materiali adeguati e di fissare alla cupola dei cerchioni di ferro, che potete vedere, in nero scuro, sulla grande stampa sullo sfondo, dietro la grande macchina esposta. Per determinare la sezione di questi cerchioni, Poleni usa proprio questa grande macchina, che permetteva di studiare la resistenza di un pezzo di ferro. Il pezzo di ferro veniva fissato verticalmente dietro il montante e collegato alla stadera orizzontale. Si spostava poi il peso lungo la stadera fino alla rottura del pezzo di ferro.
A eseguire materialmente i lavori a Roma è l’architetto Luigi Vanvitelli, sotto la guida di Poleni. Da notare che il Papa stesso si reca in piazza San Pietro, sotto la pioggia, a benedire il primo cerchione prima della posa.
Entrate ora nella sala a destra, dedicata all’ottica. Trovate subito numerosi strumenti settecenteschi. A sinistra, innanzitutto, disegni e pitture a olio con i relativi specchi, che permettevano diverse illusioni ottiche. Erano elementi classici nelle lezioni di fisica del ‘700. Notate la cassettiera: le immagini deformate che compaiono sullo schermo risultano corrette se le guardate nello specchio cilindrico. Se provate ad aprire i cassetti, troverete gli originali settecenteschi.
Torniamo ora all’ingresso della sala: avete a destra specchi e lenti; se volete, provate a guardarvi nel grande specchio concavo a distanze diverse…
Nella vetrina accanto alla cassettiera, trovate invece dispositivi in cui le leggi dell’ottica sono applicate, come un cannocchiale e una camera ottica. Come funzionava la camera ottica? Si sapeva fin dall’antichità greca che, praticando un piccolo foro sul muro di una stanza buia, gli oggetti posti all’esterno appaiono proiettati capovolti all’interno della stanza, e si deve allo scienziato Alhazen, il primo studio approfondito sulla camera oscura intorno all’anno 1000. L’impiego della camera ottica per osservare paesaggi è poi documentato a partire dal Rinascimento e diversi artisti si avvalsero della camera ottica per le loro opere, tra cui Canaletto.
Proseguendo nella sala, ecco nella vetrina a destra un prisma e, accanto, una splendida raccolta di vetri da proiezione del ‘700, da usare con la lanterna magica che avete davanti. Le immagini proiettate corrispondono a quanto dovevano vedere gli studenti o il pubblico nel ‘700!
Andando avanti, nell’angolo opposto alla lanterna magica, non perdete l’eliostato di Antonio Tessarolo, figlio del meccanico del Gabinetto di Fisica. Tramite uno specchio, lo strumento proiettava la luce del Sole all’interno di una stanza, per svolgere esperimenti di ottica. Occorreva però seguire il movimento apparente dell’astro, da cui un raffinato sistema a orologeria. Si tratta di un esemplare unico. Seppur ricco di potenzialità, l’apparecchio resta infatti un prototipo, in una regione dove, come avete già visto, mancano le officine in grado di sviluppare e diffondere nuove invenzioni.
Le vetrine successive raccontano poi come l’800 porti nel campo dell’ottica novità clamorose, come la teoria ondulatoria della luce, la polarizzazione e la fotografia. Si afferma anche la spettroscopia, di cui vedete la strumentazione nella vetrina che fa angolo alla vostra sinistra: ogni elemento chimico emette o assorbe la luce secondo specifici colori, e si può così studiare la composizione chimica di corpi anche remoti, come le stelle.
Notate inoltre, nella vetrina alla vostra destra, uno stereoscopio e un polistereoscopio, per la visione 3D: si diffondono di fatto in quegli anni anche strumenti per studiare la percezione e le illusioni ottiche. Si contribuisce così alla nascita della psicologia sperimentale. Ancora un collegamento della fisica con un’altra disciplina!
Continuate adesso il percorso, Tornate ora sui vostri passi e scendete le scale.
State passando davanti alle vetrine dedicate all’acustica sperimentale. Non ci soffermeremo, ma osservate, nell’ultima vetrina, un fonografo. Brevettato da Edison nel 1877, si tratta del primo apparecchio per la registrazione e la riproduzione di suoni. Il modello in mostra fu tra i primissimi, presentato all’Esposizione universale di Parigi del 1878.
Ora tornate verso l’entrata e, dopo la mappa, troverete sulla sinistra l’ultima sala del percorso: la sala dedicata alla Fisica Moderna.