Trascrizione
Osservate innanzitutto nella vetrina di legno a sinistra il recipiente a forma di uovo, detto “uovo elettrico”. Cosa succede se facciamo passare una scarica elettrica? Se il gas contenuto è rarefatto, si osservano dei bagliori colorati, come quelli che vedete nei due tubi che si sono accesi alla vostra destra. I colori e la forma dei bagliori dipendono dal gas contenuto e dalla pressione interna.
Sempre nella vetrina di sinistra, vedete la stampa di un’aurora boreale nell’800: proprio per la somiglianza con i colori delle aurore boreali, i tubi a scarica vennero anche chiamati “tubi ad aurora”.
Scoperti a fine ‘600, questi fenomeni spettacolari vennero studiati a lungo senza grandi risultati. I tubi di Geissler e di Crookes, che vedete nelle vetrine a sinistra e centrale, ci narrano però che le scariche elettriche nei gas rarefatti diventano uno dei settori di punta della fisica da metà ‘800, grazie a gradi di vuoto più spinti e a voltaggi più alti. Si parla di “raggi catodici”, ma il dibattito sulla natura dei fenomeni rimane aperto a lungo. Sono onde o sono corpuscoli?
Come vedete nella vetrina a destra, queste ricerche porteranno infine alla scoperta dei raggi X (nel 1895), della radioattività (pochi mesi dopo, nel 1896), dell’elettrone (nel 1897) e ad applicazioni come i tubi al neon e… la televisione.
Questo delle scariche elettriche in gas rarefatti è quindi un settore che per quasi 150 anni non dette risultati importanti, ma che aprì poi le porte alla fisica moderna e portò ad applicazioni tecnologiche notevoli. Cosa ci raccontano quindi questi strumenti? Che non sempre si possono prevedere gli sviluppi e le applicazioni di un settore di ricerca… Certo, la politica tende a voler finanziare soprattutto settori immediatamente forieri di applicazioni… Ma ha senso distinguere fra fisica applicata e fisica fondamentale? Un argomento su cui riflettere, quanto mai attuale in questi anni.
A Padova l’allora professore di fisica dell’ateneo Giuseppe Vicentini si mette subito a produrre e studiare raggi X, come vedete dalla straordinaria raccolta di lastre radiografiche davanti a voi. È come entrare in un laboratorio di fisica di fine ‘800! Vicentini immediatamente presenta i raggi X ai suoi studenti e li usa per scopi medici in collaborazione con una clinica locale: è la nascita della radiologia a Padova. Notate che queste lastre furono ottenute poche settimane o pochi mesi dopo la scoperta dei raggi X.
Ma come si faceva una radiografia a fine ‘800? Ve lo raccontano gli strumenti in mostra nella vetrina. A sinistra una batteria di pile, collegata a un trasformatore, in questo caso un rocchetto di induzione, e infine il tubo a scarica; qui uno dei primissimi, risalente al 1896.
Uscite ora dalla sala, verso il corridoio.