Trascrizione
La sala della gipsoteca raccoglie calchi in gesso finalizzati alla didattica della scultura classica. Osservate prima di tutto lo spazio che ospita la gipsoteca: esso è organizzato intorno ad una struttura centrale con una vasca a terra e un’apertura a soffitto che ricorda l’implùvium dell’atrio delle domus, le case signorili romane. Alle spalle dell’implùvium vedete un grande emiciclo rosso: da questo punto potete anche scorgere la scala d’ingresso che sta all’estremità opposta del museo. Ai lati dell’implùvium una serie di pilastri gialli separa un secondo spazio espositivo delimitato a sua volta da muri e da una parete attrezzata. Questa complessa articolazione degli spazi, pregna di richiami all’antichità romana, fa parte del progetto originario di Gio Ponti ed è stata ripristinata a seguito del restauro e nuovo allestimento nei primi anni Duemila.
La visita della sala inizia davanti all’impluvium dove vedete le riproduzioni a figura intera dei maggiori capolavori dell’arte classica greco-romana. L’esposizione dei gessi utilizza qui gli spazi tra i pilastri dell’impluvio, creando una rassegna di personaggi in dialogo tra loro e con l’architettura. Riconoscete alcune statue celeberrime quali l’Afrodite Medici e il Satiro danzante degli Uffizi, l’Apollo Sauroctono di Villa Albani, l’Afrodite di Arles ora al Louvre. Nel grande emiciclo spicca il gesso in grandezza reale della statua di Hermes con Dioniso bambino, ritrovata ad Olimpia in Grecia ed ivi conservata. La scultura guarda verso la vasca dell’impluvio che in origine conteneva l’acqua ed ora ospita un pavimento romano rinvenuto durante lo scavo per la costruzione di Palazzo Liviano nel 1936.
Stando davanti all’implùvium un secondo percorso cronologico si sviluppa in quattro tappe ai quattro angoli della sala, dedicate rispettivamente all’arte greca arcaica, a quella greca classica, al periodo ellenistico e infine all’arte romana.
Volgendo le spalle all’impluvio trovate alla vostra destra la prima tappa: l’arte greca arcaica che va dal VII secolo alla prima metà del V secolo a.C., con i calchi di tre sculture greche del VI secolo a.C. e una copia romana dell’originale greco, perduto, del Discobolo di Mirone databile intorno al 460 a.C..
Spostandovi a sinistra, oltre il varco, trovate la seconda tappa, quella dell’arte greca classica che va dalla metà del V secolo al 323 a.C.. Questa parte della raccolta si sviluppa dall’angolo e lungo gran parte della parete scura.
Dapprima trovate uno spazio dedicato al sommo scultore Fidia con la testa Palagi e alcune lastre del fregio e sculture frontonali dal Partenone di Atene. Lungo il muro di colore scuro voluto da Gio Ponti per far risaltare il candore dei gessi, trovate calchi di rilievi e di sculture tratti da originali o copie di opere greche di V e IV secolo, di ambito attico ma anche di altre scuole. Alla parete ci sono, tra i rilievi, la vittoria alata dal tempietto di Atena Nike sull’acropoli di Atene e la stele funeraria detta dell’Ilisso, lavoro di bottega attica influenzata dallo scultore Skòpas di Paro. Sulle mensole al lato opposto e lungo la stessa parete si succedono busti tra cui: Giunone Farnese ora a Napoli, Zeus di Otricoli dai Musei Vaticani, Afrodite dai Musei Capitolini di Roma e un Poseidone anch’esso calco tratto dall’opera dei Musei Vaticani. Queste sono spesso riproduzioni del solo ritratto rispetto alle statue intere conservate nei vari musei. Alla fine delle mensole, lungo la parete continuano le sculture e si incontrano alcuni busti tra cui quello di Eros che allenta l’arco, come pure il calco della sola testa dell’Ercole Farnese, noto da copie di età romana. A chiusura del percorso c’è un altro calco parziale che è quello dall’Apollo del Belvedere dei Musei Vaticani, copia ellenistica di un originale di fine IV secolo a.C. attribuito a Leocare. L’opera fu ammiratissima in passato per il giudizio che ne diede Johann Joachim Winckelmann nella sua Storia dell’arte dell’antichità del 1763, un lavoro che segna l’inizio della storia dell’arte classica.