Le collezioni romane

Trascrizione

Alla fine del corridoio, nelle salette 9, 10 e 12 trova spazio l’ultima sezione archeologica del Museo dedicata al mondo romano. Osservando i reperti esposti, vi renderete conto di come ampia parte abbia la storia di Patavium, la Padova romana. Lungo la parete di fondo della saletta 9 notate il modellino di uno dei monumenti romani meglio conservati della città, il ponte di San Lorenzo. Sebbene mai completamente interrato, il ponte tornò alla luce solo nel 1938 con la realizzazione della nuova ala del Palazzo Centrale dell’Università ordinata da Carlo Anti. Fu con ogni probabilità lo stesso Anti a commissionare per il Museo un modellino che celebrasse con intento didattico la riscoperta del ponte, riprodotto in scala 1:20 con ogni dovizia di particolari. Sulla ghiera dell’arcata centrale si osserva l’iscrizione che data il ponte tra il 40 ed il 30 a.C.

Davanti al modellino, sulla sinistra, incontrate un frammento del parapetto marmoreo dello stesso Ponte di San Lorenzo, rinvenuto negli scavi del 1938, che riporta il nome del suo finanziatore, Allenius Strabo, personaggio che in età augustea ricoprì varie cariche pubbliche a Patavium. 

A destra potete invece apprezzare una stele funeraria proveniente dal territorio di Padova romana che ricorda il defunto Publius Meclonius Salvianus, databile tra I e II secolo d.C.

Sul lato opposto del corridoio, nella saletta 10, incontrerete altri materiali dagli scavi per l’ampliamento di Palazzo Bo, in particolare le anfore disposte lungo la parete laterale, datate alla metà del I secolo a.C., che facevano parte di un sistema di drenaggio del terreno lungo la sponda destra del porto fluviale urbano. In vetrina, poi, è conservata una statuetta bronzea di Mercurio, con ogni probabilità riconducibile ad un culto privato.

In generale, la saletta in cui vi trovate è dedicata agli aspetti della vita quotidiana romana. A rappresentare la religione privata, oltre al bronzetto di Mercurio, stanno altri bronzetti rappresentanti divinità, offerenti o parti anatomiche, databili tra la tarda età repubblicana e la piena età imperiale. Tra le altre suppellettili esposte, nella parte sinistra della vetrina vi è un consistente gruppo di lucerne: databili lungo l’ampio arco di tempo che va dalla tarda età repubblicana fino all’avanzata età imperiale, sono riferibili ad alcune delle principali tipologie note per il mondo romano, tra cui a sinistra nella fascia centrale spiccano quelle caratterizzate da volute affiancanti il becco, databili tra la tarda età augustea e l’età flavia. Accanto vedete le cosiddette Firmalàmpen, caratterizzate dalla presenza del marchio di fabbrica sul fondo e diffuse in Italia settentrionale e nelle province nordiche fino al IV secolo d.C. Nella colonna centrale della vetrina trovate esposta ceramica fine da mensa, in particolare la cosiddetta terra sigillata, caratterizzata dalla vernice rossa, dalla decorazione a rilievo e, anche in questo caso, dalla frequente presenza di marchi di fabbrica. Le produzioni più rappresentate sono quella gallica e quella nord-italica; della prima, distinguibile per il colore rosso vivo e per le ricche decorazioni a rilievo, al numero 48 fa parte anche un frammento di matrice di età traianea-antonina. Sulla destra vari oggetti in bronzo di uso quotidiano, fra cui un elemento di stadera, un tipo di bilancia, di probabile provenienza ercolanese e una serie di pesi in pietra nera caratterizzati dalla presenza di indicazioni di misura incise sulla superficie. Sempre nella porzione destra della vetrina, alcuni lacerti di decorazioni architettoniche, parietali e pavimentali che rimandano all’edilizia privata di età imperiale.

Per chiudere la sezione romana spostatevi ora nella saletta 12, nella quale sono esposti i manufatti in vetro provenienti da varie collezioni del Museo. 

Gli oggetti sono riconducibili a produzioni tanto del comparto occidentale che di quello orientale dell’impero e risultano databili entro l’ampio arco cronologico che va dal I al V secolo dopo Cristo. Tra le forme più rappresentate in tutta la vetrina vi è senz’altro quella del balsamario, piccolo contenitore utilizzato per conservare unguenti, essenze e oli di pregio. Sebbene in frammenti, di non minore interesse sono le verghette decorate a torciglione che si trovano al centro della vetrina in basso: diffuse in tutti i territori dell’impero tra il I e il II secolo d.C., dovevano essere destinate a mescere e applicare sostanze cosmetiche.

Nell’espositore, a destra, incontrate infine alcuni esempi di falsi: entrati a far parte delle collezioni private confluite nel Museo del Liviano, questi oggetti erano frequentemente commerciati dagli antiquari del passato e acquistati dai collezionisti che, più o meno consapevoli della loro contraffazione, li esibivano a fianco dei manufatti realmente antichi.