Trascrizione
In questa saletta e in quella successiva, sempre sul lato destro del corridoio, trovate reperti di produzione greca e magnogreca databili lungo un ampio arco cronologico che va dall’VIII secolo a.C. a tutta l’età ellenistica. Tra le collezioni presenti nella vetrina di fronte a voi la maggior parte dei vasi provengono dalla donazione dei coniugi Merlìn-Hieke. Sono 23 manufatti che vanno dall’età corinzia media ovvero dalla fine VII secolo a.C. al VI-V secolo a.C., l’età delle ceramiche attiche a figure nere e rosse. Questo nucleo collezionistico si caratterizza per la qualità dei singoli reperti e per una intenzionale selezione dei manufatti. Fra i vasi di stile corinzio dalla collezione, databili tra VII e VI secolo a.C., osservate la lèkythos numero 5, una bottiglia con decorazione zoomorfa e due skýphoi ai numeri 12 e 15, due eleganti vasi da bere decorati rispettivamente con trofeo floreale e sfingi e con motivi zoomorfi. Tra la ceramica attica del ripiano centrale sono presenti tra le forme aperte solo vasi da bere come le kýlikes sul lato sinistro e gli skýphoi al centro. Particolarmente significativi sono: al numero 28 uno skýphos attico a figure rosse con raffigurazione di due giovani e al numero 30 due skýphoi con la civetta, animale simbolo di saggezza associato alla dea Atena.
Sul ripiano mediano a destra sono presenti due vasi attici che non provengono da collezioni: al numero 32 trovate un’hydrìa, un vaso da acqua donato al museo da Carlo Anti; al numero 34 un cratere che proviene da una tomba dalla città di Spina, presso il delta del Po, violata da tombaroli e recuperato dai Carabinieri insieme a svariati oggetti da più tombe. I reperti mescolati tra loro sono stati esposti in più sale del Museo a seconda delle tipologie e non secondo il contesto, non più ricostruibile. I ripiani inferiori dell’espositore contengono oggetti di vita quotidiana tra cui lucerne, uno specchio a scatola, statuette votive di terracotta e altre in marmo.
Lasciate ora la sala 4 per spostarvi nella contigua sala 6 dove sono esposti vasi, terrecotte, oggetti in bronzo e monete appartenenti alla collezione dei coniugi Merlìn e provenienti dalle zone di colonizzazione greca dell’Italia meridionale, in particolare dall’area dell’attuale Puglia.
In alto a sinistra nell’espositore potete ammirare un pregevole esemplare di cratere proto-lucano a campana, attribuibile alla bottega del Pittore di Pisticci della fine del V secolo a.C., decorato con scene di riti di passaggio tra la giovinezza e l’età adulta di giovani personaggi maschili. Scene interpretabili come riti di passaggio sono presenti anche su altri vasi a figure rosse, esposti di seguito, in particolare due pelìkai di produzione apula, delle specie di anfore che spesso contenevano olio, databili tra la fine del V secolo e il IV secolo a.C.: al numero uno vedete una ragazza che gioca con la palla ma che, seguendo il dio Eros si sta avviando verso il matrimonio; al numero 5 trovate una scena di scambio di doni tra giovani fidanzati.
Al centro un secondo gruppo più consistente di vasi appartiene alla ceramica in stile di Gnathìa, una produzione a vernice nera caratterizzata dall’applicazione, prima della cottura, di uno o più colori, solitamente giallo, bianco e rosso, talvolta con l’utilizzo del graffito. I vasi qui esposti sono soprattutto brocche, bottiglie, porta profumi, ma potete anche ammirare al centro della vetrina due grandi skýphoi, decorati con tralci di vite, grappoli e pampini. In basso a destra una serie di terrecotte, databili tra V e III secolo a.C., e due monete in bronzo da Metaponto. Tra le prime trovate un’antefissa, un elemento che termina la testata delle tegole, decorata con testa di gorgone di produzione tarantina e alcune statuine. Nella stessa sala, in una piccola teca, sono esposti 7 oggetti in metallo della collezione Merlìn-Hieke, che spaziano dall’VIII al IV secolo a. C.