L'inferno in terra: lo sterminio

Primo Levi Se questo è un uomo, 1958 Torino, Archivio di Stato

Se questo è un uomo raccoglie la memoria di quanto vissuto da Primo Levi nel suo periodo di prigionia nel lager di Buna-Monowitz, campo satellite di Auschwitz, dal gennaio 1944 al febbraio 1945. Levi fu uno tra i venti sopravvissuti dei 650 ebrei italiani arrivati con lui al campo. 

Capolavoro assoluto della letteratura concentrazionaria per lucidità e acutezza narrativa, il libro fu pubblicato inizialmente dall’editore torinese De Silva nel 1947 e poi ripresentato undici anni dopo da Einaudi la cui fortunatissima edizione differisce dalla prima per varie aggiunte e correzioni. Levi non riscrisse a macchina l’intero libro, ma consegnò a Einaudi una copia dell’edizione De Silva, con la sovraccoperta recante il disegno di Goya. Si tratta di una copia dedicata alla moglie Lucia; sul frontespizio a matita rossa: «A Lucia, 26 ottobre 1947»; e la firma: «Primo». 

Le parti nuove sono state aggiunte da Levi incollando delle strisce di carta dattiloscritte sulle pagine a stampa. Ogni striscia, o foglio nuovo, è contrassegnato con un numero progressivo, che corrisponde al numero riportato nella pagina dell’edizione De Silva nel punto in cui va introdotto l’accrescimento. E’ qui esposto anche il dattiloscritto di una delle più importanti aggiunte. Nell’insieme dell’opera sono 30 pagine a stampa in più, tra cui il rifacimento dell’inizio, un intero capitolo nuovo, “Iniziazione”, e altre parti ancora. 

Fu Franco Antonicelli, direttore della casa editrice De Silva, a decidere di sostituire al titolo scelto da Levi, I sommersi e i salvati, il celeberrimo Se questo è un uomo. I versi introduttivi dell’opera, ispirati all'antica preghiera dello Shemà, ne spiegano appunto il titolo definitivo.