Dante autore della divina commedia

Uscita nella sua interezza dallo studio dell’Alighieri pochi mesi dopo la sua morte, la Commedia andò immediatamente incontro a un successo straordinario. Non si dovette trattare però di un’opera di facile lettura. L’oscurità allegorica di certi passi, la complessità della struttura narrativa e la difficoltà costituita dalla sterminata cultura dottrinale dell’autore determinarono il moltiplicarsi di commenti e di illustrazioni che ne orientavano la comprensione, contribuendo a fissare quello che sarebbe diventato un canone di riferimento dell’immaginario ultraterreno. Fu soprattutto la prima delle tre cantiche, però, ad offrire storie, paesaggi e allegorie pronti all’uso della trasposizione visiva.

Perduti gli originali danteschi, gli esemplari più antichi a noi pervenuti della Commedia datano a poco più di un decennio dalla morte del poeta, per poi moltiplicarsi nella seconda metà del Trecento momento in cui la velocità di propagazione anche geografica del poema diventa straordinaria.  Ricchissima è anche la compagine di testimoni quattrocenteschi della Commedia di cui in mostra si dà conto con esemplari di particolare pregio. 

La diffusione di secondo Quattrocento, già di per sé vasta ed eterogenea, si arricchisce ulteriormente con l’avvento della stampa. Dopo l’editio princeps, impressa a Foligno nel 1472, il Cinquecento sarà un secolo di impressionante fortuna editoriale della Divina Commedia; fortuna che tuttavia volgerà al termine alla fine del secolo. Con sole tre edizioni, il Seicento, detto “il secolo senza Dante”, segnerà il periodo più buio della tradizione manoscritta e a stampa dell’opera. 

L’interesse per il poema rinascerà poi nel XVIII secolo dapprima in seno alla cultura tardo-illuminista e protoromantica francese, tedesca e inglese, veicolato anche da un interesse mai sopito per la civiltà medievale e dalla fortuna di alcuni degli episodi più popolari del poema. 

L’attualità letteraria e politica di Dante e in parallelo la fortuna visiva della sua caratteristica effigie, esploderà di nuovo tra Neoclassicismo e Romanticismo, propagandosi per tutto il XIX secolo europeo. Venne a forgiarsi in questo modo quel vero e proprio culto di Dante che nel corso dell’Ottocento italiano incarnò nelle arti tutte “l’unità di lingua e di cultura” che fu ideale fondativo del percorso verso l’unificazione nazionale.