Trascrizione
Il testo in catalogo di Lucia Battaglia Ricci individua nella terribile scena di Ugolino e i suoi figli reclusi nella Torre della Fame, il soggetto che per primo contribuisce a svincolare, nella plurisecolare vicenda del Dante per immagini, i racconti dei personaggi incontrati dal pellegrino, dal testo e dalla storia continua che esso tramanda, con le sue rigide coordinate morali e dottrinali.
È proprio con la storia di Ugolino che Dante sollecita l’interesse di artisti inglesi tra gli anni Settanta del Settecento e il primissimo Ottocento, come Reynolds, Füssli, Flaxman, Blake. In seguito assistiamo a un vero e proprio diluvio di quadri dedicati a mettere in figura altre storie – in particolare quella di Paolo e Francesca, per la quale si contano varie centinaia di raffigurazioni visive.
William Blake, rappresentando Paolo e Francesca nei suoi acquerelli realizzati tra il 1824 al 1827, accetta l’amore della coppia, decisamente più di quanto avesse fatto Dante. Il turbine che li trascina via somiglia a una fiamma nascente. La figura supina di Dante sembra stia sognando. E cosa sogna, il Dante di Blake? Sogna sia il levarsi congiunto delle due anime che la gloriosa eternità del loro amore, e due immagini distinte raffigurano i due concetti.
L’uso della doppia immagine corrisponde a quello delle similitudini impiegate da Dante per offrire due punti di vista su ciò che descrive. Nell’acquerello numero 45 Blake addirittura usa un’immagine per raffigurare l’azione raccontata da Dante, e una seconda per il paragone con cui il poeta la arricchisce.
Nell’Ottocento gli artisti estraggono momenti che sentono vicini alla propria sensibilità anche dalla raffigurazione del viaggio di Dante pellegrino, che come abbiamo visto ha una fortuna più consolidata.
Spesso realizzano quadri capaci di vivere di vita autonoma. Le varie “storie” si piegano sotto le mani degli artisti, prendono i significati più diversi, in alcuni casi anche decisamente anti-danteschi. L’esempio più sintomatico è ancora una volta Ugolino: un traditore, per Dante, o addirittura un padre che si è nutrito delle carni dei figli.
Una volta estratto dal libro e dalla precisa costruzione narrativa ed ideologica dell’Inferno dantesco, il Conte pisano può essere rappresentato e inteso non come traditore, ma come tradito, se non addirittura adottato, in quanto vittima del potere, come simbolo di libertà. L’operazione de La barca di Dante di Delacroix, a cui abbiamo accennato nel punto precedente, è simile, e infatti la tela fu immediatamente adottata dai contemporanei come vero e proprio manifesto del Romanticismo. Anche la scultura Il bacio di Auguste Rodin è un esempio di appropriazione. Evoluzione dei “Paolo e Francesca” realizzati per la Porta dell’Inferno, la statua diventa immagine della passione amorosa, senza riferimenti alla complessa riflessione dantesca sul conflitto tra passione e ragione.
Per Dante, ogni storia registrata nel poema si affidava a un complesso equilibrio tra passioni umane e granitiche certezze morali. L’Ottocento cancella questo sistema. In fondo con modalità non troppo dissimili dalle appropriazioni dei primi secoli, quando Dante veniva chiamato a supportare ognuna delle culture via via prevalenti.