Topografia dell’inferno

Bernardino Daniello da Lucca Dante con l’espositione di m. Bernardino Daniello da Lucca, 1568 Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana

Trascrizione

L’Inferno della Commedia è anche un paesaggio, un edificio straordinario, e Dante ne è il sommo architetto. Non solo per la costruzione precisa del poema, ma anche - come sottolinea Laura Bossi nel testo che accompagna la mostra - per l’estrema attenzione che dedica alla descrizione dell’architettura infernale. Esiste una sorta di “piano regolatore” rigorosamente geometrico che elimina ogni residuo di caos. L’intellettuale urbano costruisce un inferno ordinato, una città sotterranea che prevede accessi sorvegliati, strade, porte, alte mura custodite da mostruose sentinelle. 

Osservate i dettagli dell’illustrazione di Sandro Botticelli qui in mostra: il cono rovesciato dell’inferno è suddiviso in nove cerchi discendenti, disposti in otto gradi comparabili ai gradini di un anfiteatro (il quinto e il sesto cerchio trovandosi sullo stesso grado), sempre più stretti scendendo verso il centro della terra, nei quali i dannati sono disposti secondo la gravità crescente delle colpe. 

È stata la caduta di Lucifero nel centro dell’emisfero australe a creare il cono rovesciato, col diavolo conficcato a testa in giù nel centro della terra – la testa e il busto nell’emisfero settentrionale boreale, i lombi e le gambe a sud. Potete immaginare le terre spostate da questo impatto, che vanno a formare un altro cono, invertito: la montagna del Purgatorio, esattamente agli antipodi di Gerusalemme.
La cosmologia di Dante è quindi “diabolocentrica”. Lucifero è al centro della terra. Anzi, al centro di tutto, visto che la terra è il centro dell’universo, secondo il sistema aristotelico-tolemaico.

La configurazione dell’inferno di Dante non ha cessato di stimolare la riflessione degli studiosi, fino ai tempi nostri. Uno storico dell’arte tedesco, Roland Krischel, ha dedicato un ampio saggio alla possibile influenza dell’”imbuto” infernale sul progetto del Teatro anatomico di Padova, costruito tra il 1592 e il 1594 nel Palazzo del Bo. Krischel propone anche l’audace ipotesi di un ruolo di Galileo nella progettazione del Teatro, basandosi sulla sua amicizia con persone coinvolte nel progetto, e sul passo delle Due lezioni in cui Galileo scrive “questa grandissima caverna distribuita in 8 gradi, differenti tra loro per maggiore o minor lontananza dal centro: tal che viene l’lnferno ad essere simile ad un grandissimo anfiteatro, che, di grado in grado descendendo si va ristringendo”.