Trascrizione
La Commedia di Dante è stata letta in molti modi diversi. Dopo i primi decenni dalla pubblicazione, si consolidò un’interpretazione in chiave allegorica del «poema sacro». Ma nella cultura rinascimentale Dante fu visto come un poeta neoplatonico. E ancora più avanti - in epoca romantico-risorgimentale - assunse le vesti del poeta romantico e del profeta della Nuova Italia.
In ogni caso, già da quando uscì per la prima volta nella sua interezza, nella primavera del 1322, la Commedia andò subito incontro a un successo strepitoso. La complessità dell’operazione e l’inaudita novità di un testo che raccontava, in prima persona, il viaggio nel mondo dei morti di uno scrittore pressoché contemporaneo provocarono un immediato fiorire di commenti scritti.
E anche di illustrazioni, che contribuirono a fissare stabilmente uno “scenario dell’eternità”.
Dante aveva usato a piene mani l’immaginario visivo a sua disposizione, ma l’Aldilà da lui consegnato ai lettori era in fondo del tutto personale, nuovissimo, completamente riprogettato.
Lucia Battaglia Ricci, nel suo testo in catalogo, dimostra come per i primi illustratori della Commedia fu difficile fare i conti con questa novità. L’immagine di Lucifero, ad esempio, e la sua precisa collocazione all’interno del cosmo dantesco prendono una fisionomia certa solo nel tardo Quattrocento, con Sandro Botticelli.
Nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, Michelangelo non rappresenta il testo letterario, ma un dibattito filosofico-teologico. E tuttavia le sue immagini, ideate per trasmettere lezioni morali e suggestioni emotive, sono anche un omaggio a Dante Alighieri, che era intervenuto sulla caotica realtà degli inferni dipinti a lui noti, e aveva innovato, costruendo un sistema penale ordinato e razionale. L’impatto sulla tradizione figurativa successiva è stato enorme, e i libri miniati contribuirono in modo determinante a questa vera e propria rivoluzione.
Fin dalle più antiche testimonianze illustrate giunte a noi, una precisa tipologia di immagini riscuote grande successo: Dante che attraversa i mondi ultraterreni in compagnia delle sue guide. Questo è un vero e proprio canone iconografico, durato fino alle edizioni moderne della Commedia. Del canone fanno parte anche immagini che, in apertura di libro, dovevano orientare la lettura di un’opera sconcertante come la Commedia. Sono esemplari in tal senso i vari “Danti dormienti” o “meditanti”. Servivano per dare un appiglio a chi si poneva una domanda, inevitabile per i primi lettori: cos’era davvero la Commedia? Una pura invenzione letteraria? O al contrario la cronaca di un viaggio nel mondo dei morti effettivamente compiuto dal Dante Alighieri iscritto all’anagrafe di Firenze ed esule a Verona? Magari era il racconto di una visione, però realmente sperimentata da Dante. E infine: l’autore della Commedia era “solo” un poeta o non piuttosto un poeta ispirato da Dio?
L’immagine del “Dante dormiente” cercava di offrire una risposta. In ogni caso, fra tardo Trecento e primo Quattrocento circolano moltissime immagini dell’autore nello studio, magari con il libro in mano. A queste si aggiungono successivamente veri e propri ritratti dell’Alighieri, raffigurato a mezzo busto, di profilo, con tratti fisionomici ormai stabilizzati. Questo connubio tra opera letteraria e ritratto del suo autore diventa sempre più stabile nel corso del tempo; nel primissimo Cinquecento, spesso si usa il nome “Dante” per riferirsi al testo, alla Commedia. L’associazione opera-autore viene raffigurata anche aggiungendo singole “storie” o invenzioni registrate nel poema. Così, ad esempio, alla fine del Cinquecento, nella stampa intitolata “Florentinus Poeta Dante Aligerius”, Giovanni Stradàno ha disposto intorno al mezzobusto del poeta, oltre alle immagini di Beatrice e di Virgilio, i grafici che sintetizzano le sue invenzioni topografiche. Potete vedere le illustrazioni di Stradano nella sala 4a della mostra.
Sempre alla fine del Cinquecento, Federico Zùccari in Spagna realizzò gli ottantotto disegni del suo monumentale Dante historiato. Sul Frontespizio, il poeta mostra il suo stesso libro aperto all’altezza del venticinquesimo canto del Paradiso.
Operazioni simili si registrano anche nell’Ottocento, quando si torna a tradurre in immagini la figura di Dante, le storie dei suoi personaggi, e gli episodi veri o inventati della vita dell’Alighieri. Agli inizi del secolo William Blake raffigura l’autore impegnato in una sorta di dialogo con Ugolino, che l’artista inglese ritiene vittima della rigida dottrina cattolica dei peccati condivisa da Dante.
In tutt’altra prospettiva critica, negli anni Quaranta dell’Ottocento Carl Christian Vogel von Vogelstein, ritrae Dante nell’atto di comporre la sua opera ispirato da Dio, seduto sul sepolcro di Beatrice, all’interno di una sorta di edificio religioso che richiama la facciata del duomo di Orvieto, e visualizza dieci “tappe” del viaggio di Dante personaggio.