Trascrizione
A partire dal III secolo a.C. i Romani procedono alla conquista dell’Italia settentrionale. Nel 49 a.C., insieme ad altre città della Pianura Padana come Brescia e Milano, Mantova acquisisce la cittadinanza romana e viene inscritta nella tribù Sabatina, una delle circoscrizioni amministrative dello stato.
Circa un secolo dopo il poeta Marziale scrive: “Tanto deve la grande Verona al suo Catullo, quanto la piccola Mantova al suo Virgilio”. Sappiamo quindi che la città non divenne un centro di grandi dimensioni, ma raggiunse comunque un discreto livello di benessere, testimoniato dal ritrovamento di ricche abitazioni e di imponenti monumenti funerari.
L’area urbana era organizzata secondo un sistema viario ortogonale. Le strade principali, lastricate con grandi pietre chiamate basoli, erano cioè orientate in due diverse direzioni e si incrociavano perpendicolarmente, creando isolati di forma quadrangolare. Come già in epoca etrusca, le abitazioni si concentravano principalmente nell’area della cosiddetta Civitas vetus o “città vecchia”, delimitata dalle mura difensive.
Una delle famiglie più in vista della Mantua romana era la gens Cepia. Con la parola gens si intende un insieme di famiglie che riconoscevano di avere un antenato e origini comuni. I Cepii vissero in età augustea, a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., e sono ricordati da due iscrizioni funerarie rinvenute presso il Seminario Vescovile. Grazie alle loro imponenti dimensioni, questi monumenti potevano essere visti da lontano dai viaggiatori in arrivo, celebrando così la ricchezza dei proprietari.
Potete ammirarne uno, ricostruito a grandezza originale, all’interno del percorso museale.
Fu dedicato da due fratelli, Lucio e Publio Cepio, alla madre Acuzia Massima, ritratta con i propri gioielli e il capo velato in mezzo ai figli.