Trascrizione
Questo grande salone è il più ampio nel percorso di visita del Palazzo. Ha una pianta rettangolare e un soffitto ligneo a cassettòni, riccamente intarsiato e decorato.
Si chiama “Sala di Manto” in onore della mitica fondatrice della città di Mantova. Descritta dalla cultura greca come figlia dell’indovino Tirèsia, Manto è ricordata da Virgilio nell’Eneide, e da Ovidio nelle Metamòrfosi. In questa sala è protagonista di due delle otto storie dipinte nell’ordine superiore. Le origini del salone si possono porre al 1549, quando, in occasione delle nozze di Francesco III Gonzaga, viene costruito anche l’ampio scalone salendo il quale dal Castello si giunge alla sala di Manto.
L’ambiente svolge anche funzione di cerniera: introduce all’Appartamento Grande di Castello e all’Appartamento di Troia - la cosiddetta “Corte Nuova”; al suo fianco parte il corridoio di Santa Barbara, che porta verso la Corte Vecchia.
Ai primi dell’Ottocento, si credeva che la Sala di Manto fosse più antica dell’appartamento di Troia stesso, e che a decorarla fosse stato il Mantegna. Al tempo veniva chiamata “Sala di Enèa” perché si pensava che i riquadri dipinti nelle specchiature, poste nella parte superiore delle pareti, raffigurassero appunto le storie dell'eroe mitologico. L’equivoco determinò anche il nome di “scalone di Enèa”, tuttora in uso, per lo scalone d’accesso.
Torniamo alle Storie illustrate di Manto: come vanno interpretate? Sono raffigurati due episodi delle origini mitologiche della città, lo Sbarco di Manto e il Convìto di Manto. La prima scena è sulla parete corta a destra guardando lo scalone, la seconda segue in senso orario.
La storia della città, sin dalle origini leggendarie, narrate da Virgilio e da altri testi classici, si allaccia quindi con la storia dei Gonzaga. La Sala di Manto punta a dimostrare un’ideale continuità e quindi anche la legittimità del potere della famiglia dominante.