Dalla fisica moderna ai rapporti fra scienza e mercato

Trascrizione

Siamo adesso nell’ultima sala del museo, dedicata alla fisica moderna. 

Vediamo innanzitutto nella prima vetrina a sinistra uno strumento per lo studio della radioattività ambientale. Sono ricerche che conduce all’inizio del ‘900 Giuseppe Vicentini, colui che aveva effettuato a Padova i primi studi sui raggi X! Studi di questo tipo sono molto diffusi a livello internazionale in quel periodo e portano nel 1911-12 alla scoperta di una radiazione che proviene dall’esterno dell’atmosfera: si parla di “raggi cosmici”.

Le ricerche sui raggi cosmici si intensificano ovunque dalla fine degli anni 1920. Fra i pionieri di queste ricerche spicca un giovane fisico che diventerà uno dei giganti della fisica del XX secolo, Bruno Rossi. Lo vediamo nelle foto della vetrina sottostante, con Millikan e Compton da una parte, e a destra con Enrico Fermi. 

Rossi diventa professore a Padova nel 1932, e vi introduce le nuove ricerche. È lui che progetta l’attrezzatissimo Istituto di Fisica in via Marzolo, che vedete nelle fotografie. Nella vetrina, diversi strumenti di Rossi e uno dei grossi diodi dell’acceleratore da 1 milione di volt, che Rossi aveva fatto costruire e che sarebbe stato il secondo in Italia. Rossi poté però usare molto poco le nuove attrezzature, poiché venne cacciato nel 1938 a causa delle leggi fasciste sulla razza. 

Alla fine della guerra, la fisica italiana è disastrata. Sotto l’impulso del nuovo direttore, Antonio Rostagni, si tenta di completare l’acceleratore di Rossi; vedete i lavori in corso nella grande foto…  ma mancano i mezzi, e tutte le attività di ricerca confluiscono sui raggi cosmici, che permettono lo studio delle particelle elementari a basso costo rispetto agli acceleratori. 

Gli strumenti lasciati da Rossi si rivelano preziosi. La camera a nebbia poco più avanti nella parte bassa della vetrina, ad esempio, viene perfezionata e portata al laboratorio allestito nel 1950 al passo Fedaia, nelle Dolomiti. È lì che lavorano diversi giovani fisici. Non si ottengono grandi risultati ma sono anni cruciali di formazione, da cui i giovani fisici escono pronti per ricerche di livello internazionale. Questa camera a nebbia è quindi uno strumento che fu un fallimento per la ricerca; quando venne usata era già obsoleta, ma è paradigmatica della storia della fisica italiana, dai “gloriosi” anni 30, con personaggi come Rossi e Fermi, al disastro del dopoguerra, quando mancavano mezzi, conoscenze e strumentazione, fino alla rinascita negli anni ‘50.

Notate alla fine della vetrina due “perle” della fisica padovana: in alto, la prima camera a bolle con cui si fotografò un raggio cosmico in Europa (foto sullo sfondo). In basso, la prima camera a bolle utilizzata al CERN di Ginevra fra il 1958 e il 1959.

Segnaliamo infine che nella grande foto in fondo alla stanza, fra i giovani fisici degli anni ‘50, il primo a sinistra è Gianantonio Salandin, colui che mise in salvo la collezione del Museo negli anni 1980-1990.

A destra, infine, alcune parti del criostato di Giorgio Careri, della fine degli anni 1950, per ricerche sulle proprietà dell’elio liquido a bassa temperatura. Per ottenere i finanziamenti, Careri si rivolse nel 1956 al Research and Development Liaison Group dell’esercito statunitense, con sede a Francoforte.

Una volta usciti dalla stanza, soffermatevi un attimo sulla vetrina a sinistra. 

Gli oggetti esposti ci ricordano come, dopo i successi curativi del radio, terapeuti poco scrupolosi e ciarlatani si mettono a proporre negli anni ‘20-‘40 dentifrici, creme di bellezza e prodotti di ogni tipo che vantano la presenza di radio… In vetrina anche un recipiente per prepararvi a casa bevande radioattive… La reale radioattività di questi prodotti è spesso bassissima o nulla, anche perché il radio è carissimo. I rischi delle radiazioni sono peraltro noti alla comunità scientifica fino dagli anni ’20. 

Perché allora un tale successo? Forse perché, come scrisse nel 1746 Nollet, uno dei corrispondenti di Poleni, appena appare qualche novità in Fisica, la curiosità se ne impadronisce, per poi lasciare il posto all’interesse. Si esige che tutto ciò che si è ammirato sia utile.  Vi lasciamo con queste parole… un possibile spunto di riflessione sui rapporti fra scienza e mercato, e sul modo in cui la nostra percezione della scienza è stata ed è tuttora plasmata da fattori molto diversi.