Magnetismo ed elettricità

Trascrizione

Magnetismo ed elettricità sono i protagonisti di questa sezione, tra scherzi, scintille e applicazioni varie!

Nella vetrina a destra notate ad esempio il blocco di magnetite cui rimane attaccata la limatura di ferro, ma anche calamite, bussole e, in basso, una scatola di giochi magnetici! Gli strumenti esposti qui abbracciano un periodo che va dal ‘600 all’inizio del XIX secolo.

La vetrina accanto, a sinistra, e il grosso generatore a cilindro posto sulla pedana vi portano invece a scoprire l’elettricità nel ‘700: un periodo d’oro, in cui l’elettricità acquista una straordinaria popolarità non solo nelle università, ma anche nei salotti e presso le corti.  Si fanno girare globi o cilindri di vetro, li si strofina e si ottengono effetti spettacolari. Notate nella vetrina accanto al generatore il grosso globo di vetro: faceva parte di un generatore simile a quello della stampa di fondo. Fu acquistato da Poleni per i suoi esperimenti elettrici. Se date un’occhiata ai documenti della vetrina, vedrete che Poleni partecipava a “Serate Elettriche” su invito anche a Venezia…  e si prestava a esperimenti in prima persona, come mostrano le misure di pulsazioni registrate prima, durante e dopo l’elettrizzazione del… Marchese Giovanni Poleni.

Si facevano in quel periodo anche numerosi scherzi con l’elettricità: si poteva ad esempio nascondere il generatore elettrico in un’altra stanza, collegarlo alle posate degli ospiti e vedere l’effetto che poteva fare! Nella lunga vetrina della sala, vedrete altri esperimenti dell’epoca. Nella prima vetrina vedete ad esempio lo scampanio elettrico, o la casetta per mostrare l’effetto dei parafulmini. 

Si trattava sempre di elettricità statica. Una svolta radicale arrivò poi nel 1800, con la pila di Volta, come racconta la vetrina successiva. Impilando coppie di dischi di metalli diversi, separate da stoffa bagnata di acido, Volta ottenne per la prima volta una corrente continua. Si apriva una nuova era… Notate, nella vetrina sottostante, vari tipi di pile e, sullo sfondo, la sala delle pile dell’Ufficio telegrafico di Parigi…. 

Osservate poi a destra in alto, due pile a secco inventate a Verona da Giuseppe Zamboni. Il pendolino centrale oscillava fra il polo positivo di una pila e il polo negativo dell’altra pila… Le pile di Zamboni avevano la caratteristica di dare poca corrente ma una buona tensione, ed erano molto longeve. Pensate che questo pendolo, costruito nel 1830, funzionò senza interruzione per oltre 100 anni, fino al 1937, quando una delle pile si ruppe nel trasloco da Palazzo Bo al nuovo Istituto di Fisica. Accanto al pendolo, vedete la riproduzione di una pagina: è tratta dagli appunti di lezione di uno degli allievi di Zamboni, che era professore di fisica presso il liceo di Verona, ora liceo Maffei.

Fu peraltro Zamboni stesso a spedire questo pendolo a Salvatore dal Negro, professore di fisica qui a Padova, a testimonianza dei rapporti di collaborazione fra l’Università di Padova e gli altri studiosi della regione. Ed è legato a Dal Negro anche il motore elettrico alle vostre spalle, posto in primo piano sulla pedana, con un elettromagnete a ferro di cavallo e una barra magnetica che poteva oscillare fra le estremità dell’elettromagnete. Si tratta di uno dei primissimi modelli di motore elettrico! Fu inventato da Dal Negro nel 1831, avete sotto gli occhi un prototipo unico al mondo. Questo motore non ebbe infatti né diffusione né seguito, a suo tempo, per la scarsità di officine locali in grado di sviluppare e diffondere gli strumenti ideati in Università; tali officine non avevano peraltro possibilità di fiorire in una regione basata sull’agricoltura, con una classe borghese esigua e miope, e un governo poco interessato a investire in scienza e tecnica. 

A sinistra del motore di Dal Negro, vedete in secondo piano un potente generatore elettrostatico a induzione, che produceva decine di migliaia di volt. Fu utilizzato da Augusto Righi, importante fisico italiano che insegnò a Padova negli anni 80 dell’Ottocento. Con questo generatore e le batterie di bottiglie di Leida, o condensatori, che vedete in primo piano, Righi otteneva tra l’altro lunghissime scintille su lastre di vetro, che vedete nella foto a sinistra.

Girate ora su voi stessi di un quarto di giro… e vi troverete davanti un altro strumento di Righi nella parte alta della vetrina: è una fotocellula al selenio, fra le prime mai inventate, ideata e fatta costruire dallo stesso Righi. 

Nella parte bassa della vetrina, spiccano invece delle lampade ad arco acquisite da Francesco Zantedeschi, professore di fisica qui a Padova a metà ‘800. Facendo passare una corrente, si produce un arco molto luminoso tra i due carboni. Avendo assistito a dimostrazioni di illuminazione elettrica a Parigi, Zantedeschi organizzò a Padova, nel Cortile di Palazzo Bo, una pubblica dimostrazione con una lampada ad arco nel 1853. Fu la prima del Veneto e una delle prime in Italia. 

Per la vivida luce che producono, lampade di questo tipo furono usate per l’illuminazione elettrica di strade e piazze nella seconda metà dell’800. Non erano però adatte all’illuminazione delle case, dove si diffusero invece le lampadine a incandescenza, ben visibili nell’appartamento parigino della stampa a muro, ed esposte nella vetrina successiva.

La grande vetrina che segue mostra l’esplosione della strumentazione scientifica che caratterizza la seconda parte dell’800. Perché tanti strumenti per le misure di corrente? Certo l’elettricità conosce in quel periodo grandi sviluppi, entrando anche nella vita quotidiana con lampade, telefoni e telegrafi. Richieste di apparati arrivano però anche dall’industria, dai laboratori universitari, spesso potenziati in quegli anni a uso degli studenti, e dai Gabinetti di Fisica delle nuove scuole secondarie. Ci sono poi le esposizioni universali, in cui gli Stati mettono in mostra “l’ingegno” nazionale attraverso le nuove invenzioni. Nuove e vecchie ditte di strumenti scientifici moltiplicano allora l’offerta, soprattutto in Francia e in Germania. Vedete padiglioni di costruttori di strumenti francesi e tedeschi nello sfondo di alcune vetrine.