Trascrizione
Oltrepassato il calco della testa di cavallo detto Medici-Riccardi dalla collezione di provenienza, iniziano le opere della terza tappa, l’arte ellenistica che va dal 323 al 30 a.C.. In questa sezione sono presenti molti calchi da sculture del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, portati qui a fini didattici: tra questi, notate l’ara Grimani, forse una base per statua, e nell’angolo i due calchi di Galati morenti da copie romane in marmo delle statue del secondo donario, o monumento votivo, dedicato sull’acropoli di Atene da un sovrano di Pergamo tra fine del III e metà del II secolo a.C.. Tornando indietro di due passi, accanto all’ara Grimani, si può vedere il calco parziale, privo del panneggio della parte inferiore, della Venere di Milo del Louvre.
Percorrendo la galleria collocata dietro il grande emiciclo con l’Hermes, si trovano alcuni busti come lo pseudo Seneca, l’Omero e il Poseidone Chiaramonti, copie antiche da originali ellenistici. Al centro di questa breve galleria trovate il calco dello Spinario o Cavaspina: il bronzo antico è ai Musei Capitolini. Segue il celeberrimo gruppo del Laocoonte qui presente con un calco di dimensioni ridotte. Esso fu realizzato sulla versione della statua come appariva prima del 1905.
Procedendo verso sinistra, presso l’angolo inizia la quarta ed ultima tappa dedicata alla scultura romana. Il percorso inizia con il calco di un ritratto ufficiale dell’imperatore Augusto e procede con due sculture di Diana cacciatrice. Seguono sulla parete contigua alcuni rilievi, tra cui una lastra da sarcofago con scena di battaglia presso le navi. Chiude la breve serie il calco dell’ara da Villa Albani di età adrianea, in origine forse anch’essa una base per statua, decorata con una processione di divinità tra cui Cerere, riconoscibile dalle spighe e dai papaveri che tiene nella mano destra. Oltrepassata l’uscita di sicurezza, sono esposte a muro tre fronti di sarcofago riprodotte nel 2012 con tecnologie digitali che non necessitano di contatto con il reperto e pertanto si rivelano particolarmente utili proprio nel caso di opere fragili e con superfici poco coerenti. In questo gruppo, notate in basso il rilievo di maggiori dimensioni, che è la riproduzione di parte della fronte di un sarcofago raffigurante il mito di Fetonte, l’originale è conservato al Museo Pietro Canonica di Roma ed è datato agli inizi del IV secolo d.C.
Girato l’angolo sulla destra vicino all’uscita, si trova il calco del cosiddetto Vitellio Grimani: l’originale è al Museo Archeologico Nazionale di Venezia ed è opera antica, anche se l’identificazione con l’imperatore Vitellio oggi è superata. Nel Rinascimento il tipo del cosiddetto Vitellio conobbe una grande fortuna e fu riprodotto in moltissimi esemplari sia in pittura che in scultura. Una scultura in gesso patinato è presente anche in questo Museo e l’avete ammirata nella sala Mantova Benavìdes.
Procedendo lungo la parete finestrata e superati gli altri gessi potete trovare una postazione video con la storia della gipsoteca, delle collezioni e dei restauri.
La visita al Museo è così terminata: uscendo, potete dare uno sguardo alle esposizioni didattiche contenute nella parete attrezzata. Per scoprire ulteriori storie e segreti del patrimonio archeologico esposto prenotate una visita guidata al Museo. Vi aspettiamo!