Le ceramiche àpule

Trascrizione

Completata la visita delle 2 salette dedicate all’Egitto, la saletta 3 è riservata alle produzioni dell’antica Puglia. I reperti esposti in vetrina fanno parte di una ampia donazione dei coniugi Michelangelo Merlìn e Oplinia Hieke. Essi vantavano nella propria collezione una serie notevole di vasi geometrici apuli, perlopiù di grandi dimensioni e di considerevole impegno decorativo. Il repertorio esposto è rappresentativo delle tre grandi aree di produzione di cultura apula: la Daunia (Puglia settentrionale), la Peucezia (attuale provincia di Bari) e la Messapia (estesa tra la Murgia meridionale e il Salento). Databili entro l’arco cronologico che va dall’VIII secolo al IV secolo a.C., questi manufatti presentano forme vascolari e apparati decorativi esito di commistione tra le tradizioni locali e l’influsso della colonizzazione greca. 

Nella porzione centrale della vetrina si distingue tra le ceramiche daunie una serie di olle databili tra la metà del VI e gli inizi del IV secolo a.C.: tali grandi “vasi” destinati a contenere sono costantemente presenti nei corredi funerari affiancati agli “attingitoi”, destinati invece a versare; le decorazioni sono geometriche e a forma vegetale, ma non mancano inserzioni plastiche, quali teste o busti di animali tra le anse. Negli attingitoi, esposti in basso a sinistra, si osservano schemi antropomorfi che decorano le alte anse cornute.

Fra VII e VI secolo a.C. si datano le produzioni peucete, anche in questo caso olle globose su piede, con articolate decorazioni geometriche a fasce, rombi e svastiche. L’esemplare numero 39 ad esempio è arricchito con volatili inseriti tra le anse; motivi analoghi si osservano sull’askòs sul ripiano superiore, un vaso con funzione di unguentario. Chiude la sezione, sulla destra della vetrina, una serie di vasi o trozzelle di produzione messapica: si tratta di piccole anfore con alte anse piatte ai cui vertici si trovano delle rotelle. Furono realizzate a partire dal VII secolo ma prodotte in particolare tra IV e III secolo a.C.: avevano una destinazione funeraria e si ritiene fossero destinate a figure femminili di alto rango. 

Gli oggetti che vedete esposti in questa saletta non sono solo pertinenti alla collezione Merlìn: la vetrina si completa con materiali pertinenti all’acquisto Neumann, collezionista triestino che ha venduto all’Università di Padova un numero rilevante di manufatti apuli, solo in minima parte esposti perché di dimensioni minori e peggio conservati della collezione Merlìn.