La Sala Mantova Benavides

Trascrizione

Benvenuti al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte, un piccolo ma straordinario museo opera del genio architettonico di Gio Ponti che lo progettò tra 1937 e 1939 insieme a tutto il Palazzo Liviano, uno spazio espositivo unico grazie all’estrema cura per ogni elemento. 

L’ingresso al museo avviene attraverso una scala elicoidale, uno dei tratti distintivi dell’architettura di Ponti: essa è illuminata dall’alto da un grande lucernario a soffitto. Una volta giunti al termine della scala vi troverete nella prima sala del museo e precisamente al centro dell’esposizione. Il vostro sguardo sarà libero di spingersi, senza barriere, tutto intorno e di giungere fino all’estremità opposta del museo, dove c’è un secondo elemento curvilineo, rosso come la scala, che chiude l’esposizione. 

In questa prima sala è esposta la collezione cinquecentesca del giurista e umanista padovano Marco Mantova Benavìdes vissuto tra il 1489 e il 1582. Gli oggetti d’arte e di antichità esposti furono acquistati da Antonio Vallisneri, professore dell’Università di Padova, agli inizi del XVIII secolo dall’ultimo erede Mantova Benavìdes. Successivamente, il figlio di Vallisneri, Antonio iunior, donò nel 1733 le collezioni all’Università di Padova. La donazione vallisneriana è stata di eccezionale importanza per l’ateneo, in primo luogo perché ha dato origine al primo museo universitario patavino, a sua volta generatore della gran parte degli attuali musei. Allo stesso tempo ha consentito di salvare dalla dispersione una parte importante della collezione Mantova Benavides, unico lacerto di raccolta rinascimentale padovana giunto fino a noi. 

Appena usciti dalla scala d’ingresso, sulla destra trovate un gruppo di bozzetti d’artista di eccezionale importanza. Potete ammirare un gesso della testa del condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, il cui monumento bronzeo del 1453 ad opera di Donatello è nel sagrato della Basilica di Sant’Antonio. Seguono i bozzetti delle due figure allegoriche dell’Architettura, opera di Alessandro Vittoria, e della Sapienza, opera di Bartolomeo Ammannati. Quest’ultima fu il modello per le allegorie alla base della tomba di Marco Mantova Benavìdes nella Chiesa degli Eremitani in Padova. Alle tre opere segue un mobile libreria, pure attribuito a Bartolomeo Ammannati, al cui interno sono conservati frammenti antichi e opere o bozzetti di statuaria tra Quattrocento e Cinquecento, forse materiali di lavoro da botteghe di artista del tempo. Notate al numero 6 un san Giovanni Battista della bottega dei Lombardo; nella vetrina accanto due statuette in terracotta di scuola veneta ai numeri 17 e 18, e subito dopo una statuetta di Apollo attribuita a Girolamo Campagna al numero 23. Tra le opere antiche un frammento di sarcofago con il mito di Proserpina del III secolo d.C. al numero 34. Nella parete di fondo trovate un’altra vetrina che presenta nel ripiano superiore una serie di ritratti e vasi che ricordano la disposizione originaria di queste opere nel museo privato di Mantova Benavides nel Cinquecento. Una dettagliata ricostruzione è visibile nella bacheca a sinistra della vetrina. Tra i vasi, i primi due da sinistra sono vasi rinascimentali che imitano le forme dei vasi antichi ma utilizzano iconografie moderne. Poco più avanti dal numero 27 inizia la serie di vasi antichi, tutti risalenti al IV secolo a.C. e pertinenti a varie produzioni della Magna Grecia, con prevalenza per quella apula. Si tratta per lo più di “crateri”, ovvero vasi a larga imboccatura usati per mescere il vino. Si può osservare in particolare un cratere lucano con Orfeo ed Euridice al numero 37 e uno apulo con scena dionisiaca al numero 44.

Sculture rinascimentali e antiche in questa vetrina sono poste le une accanto alle altre senza soluzione di continuità. I ritratti più in alto e quelli sui ripiani intermedi raffigurano personaggi della storia romana, soprattutto imperatori: tra questi Augusto al n. 14, Nerone al n. 29, Vitellio al n. 30, Domiziano al n. 40, Commodo ai nn. 43 e 47, Caracalla ai nn. 56 e 57. Le sculture nei ripiani inferiori rappresentano in gran parte personaggi mitologici e divinità. A queste è pure riservato l’ultimo segmento sul lato destro della vetrina, in cui potete notare una replica ellenistica di testa di Eros da un originale bronzeo di Lisippo risalente al IV secolo a.C. al n. 64, ai lati due teste femminili di cui una forse di Afrodite e più sotto una statuetta di divinità con panneggio. 

Proseguite a destra e oltrepassato il pilastrino del Quattrocento, incontrate nelle tre nicchie la statuaria maggiore: nelle prime due stanno un frammento di stele funeraria e una statuetta votiva della dea Atena opere dall’Attica del IV secolo a.C. che sono un’importante testimonianza della precoce presenza dell’arte greca classica nelle collezioni della Repubblica Veneta, rispetto alla maggioranza degli altri stati italiani ed europei. L’ultima nicchia espone un’elegante statuetta votiva del I secolo d.C. rinvenuta a Padova.