Il trauma di Otranto

Il 28 luglio del 1480 Otranto è sorpresa da un’enorme flotta ottomana.

Trascrizione

Il 28 luglio del 1480 Otranto è sorpresa da un’enorme flotta ottomana. 150 imbarcazioni che trasportano cavalleria, 18000 soldati professionisti e armi mai viste prima: archibugi, artiglieria, bombarde. I 6000 otrantini non hanno difese, e i pochi soldati di guardia commettono l’errore fatale di uccidere l’ambasciatore nemico che si era presentato per trattare una resa. L’11 agosto i Turchi, al comando di Ahmet Pascià, entrano da padroni. La cronaca successiva narra di incredibili crudeltà. Il vescovo Stefano Agricoli decapitato nella cattedrale - l’ultima difesa -  insieme a tutto il clero, e alla popolazione che cercava rifugio. 

Il 12 agosto, 800 uomini adulti superstiti vengono decapitati sul colle della Minerva. La tradizione racconta di un martirio, seguito alla richiesta di conversione all’Islam; ma è più probabile che la crudeltà di Ahmet non avesse motivazioni religiose. 

In ogni caso, la domanda è inevitabile: perché tanta ferocia, e perché contro Otranto? Prima di tentare una spiegazione, altre questioni vanno messe a fuoco.

La prima cosa da notare è che subito dopo il disastro, il regno di Napoli di Ferdinando I d’Aragona - che allora governava il Salento - chiese aiuto alla potentissima Venezia.  Teoricamente Venezia era una potenza cristiana, e più prosaicamente interessata a commerciare nel porto di Otranto. Ma la Serenissima rifiutò. Aveva solo da guadagnare da un indebolimento del Regno di Napoli. C’è di più: Venezia, dopo un’estenuante guerra coi turchi, solo l’anno prima aveva concluso un accordo di non belligeranza con Maometto II. Una pace pesante per i lagunari, che in sostanza accettavano di non essere più gli unici padroni dell’Adriatico. Ma è il pragmatismo che ha reso grande Venezia, e quell’accordo permetteva di far ripartire la loro economia.

Senza Venezia, il figlio di Ferdinando, il duca Alfonso d’Aragona cercò di riprendere Otranto con una manovra a tenaglia, da terra e da mare, che però non fu sufficiente. Esasperato, riuscì a strappare una promessa d’aiuto dal Papa, Sisto IV. Anche gli stati italiani, Milano e Firenze in testa, aderirono - ma solo sulla carta. A conti fatti i contrasti interni tra i litigiosi italiani contavano molto più dell’appello del Papa. Dopo un anno, gli ottomani non solo avevano ricostruito le mura danneggiate, ma stavano avanzando nel nord del Salento.

Un evento inatteso li fermò: la morte di Maometto II, che costrinse Ahmet Pascià a rientrare in patria. Le spie napoletane riuscirono a intercettarlo a Valona, e a distruggerne la flotta. Il 10 settembre 1481 gli ultimi 2000 turchi ad Otranto, ormai privi di risorse, si arresero; l’occupazione turca era finita.

Sul piano della storia militare, è interessante notare che le strategie di Alfonso d’Aragona nel 1481, per quanto senza successo, erano state innovative: distruzione delle infrastrutture di approvvigionamento dei turchi, e uso graduale delle truppe. Oggi si chiama “guerra di logoramento”. È invece nella difesa, l’anno prima, che gli aragonesi avevano sbagliato tutto: si erano persuasi che le armi da fuoco di recente invenzione fossero solo una moda passeggera. Le loro difese nel mezzogiorno d’Italia, decisamente solide fino al 1300, non erano state aggiornate. 

Dopo quell’evento, tutto cambiò: gli aragonesi decisero di non riparare nemmeno le fortificazioni medievali, e piuttosto di ricostruirle da zero. Il Castello Aragonese che si può visitare oggi, è appunto il risultato di interventi che per tutto il ‘500 cercarono di fare i conti con la continua evoluzione delle armi da fuoco. 

Con tutto questo non abbiamo ancora risposto al perché i turchi se la presero con Otranto.

Se gli stati italiani avevano come obiettivo geopolitico quello di indebolirsi a vicenda, i sultani Ottomani ne avevano uno più ambizioso: conquistare i territori appartenuti all’Impero Romano. O meglio riconquistarli, visto che Maometto II considerava illegittimo il Sacro Romano Impero.

Per lui, l’erede naturale dei Cesari era l’Impero Romano d’Oriente. Ora, avendo gli Ottomani nel 1453 preso la capitale dell’Impero Orientale, Costantinopoli, è evidente che dal loro punto di vista l’erede di Roma era il Sultano - e infatti tra i titoli che Maometto II si attribuì c’era appunto quello di Kaiser I Rum, Cesare di Roma. La conquista dell’Italia meridionale rientrava appieno in questo programma imperiale. 

Gli Ottomani dominavano, assorbivano, e non imponevano la conversione religiosa ai loro sudditi cristiani ed ebrei. 

La presa di Otranto non va quindi considerata un fenomeno di pirateria, e tanto meno una guerra di religione. È piuttosto un episodio della strategia di conquista di un’ideologia imperiale.