Trascrizione
La costa in questo tratto di Salento è particolarmente aspra. Difficile raggiungere il mare da terra - e viceversa. I costoni rocciosi, fitti di macchia mediterranea, colano a picco, e le acque sono subito profonde.
È una costa incontaminata, con l’eccezione appunto del faro. Non solo l’occhio fatica a cogliere un collegamento con la presenza umana; manca anche il collegamento per eccellenza del nostro tempo, quello internet, perché l’area non è sempre coperta dal segnale. E se mai capita di agganciarne uno, è probabile che sia greco.
A dispetto dei vincoli naturali, Punta Palascìa è un luogo di incontro. Secondo le convenzioni nautiche, è qui che l’Adriatico e lo Jonio si mescolano. Il fenomeno è addirittura visibile a occhio nudo, perché i due mari hanno una salinità differente. Il punto migliore per osservarlo, però, è Punta Mèliso, verso Santa Maria di Leuca.
In ogni caso, il Faro di Punta Palascìa fa incontrare anche le persone. Qui i salentini, i viaggiatori, e le anime inquiete si radunano al faro per attendere la prima alba italiana del nuovo anno. Il sole che arriva è sempre ricco di promesse; se vicino c’è un faro, anche di contraddizioni.
“La storia dei fari sul Mediterraneo - ha scritto Predrag Matvejeviç nel suo Breviario Mediterraneo - è un lungo racconto di luce e di tenebre.”