Trascrizione
A pochi metri da Torre Pietra si trova una delle più grandi saline di tutto il bacino del Mediterraneo: 4.000 ettari su un tratto di costa di 20 km.
Questo luogo è uno spaccato della storia d’Italia. Da un lato, colpisce per la dose di sforzi e di interventi dell’uomo per governare l’ambiente; dall’altra, all’opposto, per la sostanziale continuità: il processo di produzione è rimasto quasi uguale nel corso dei millenni: una serie di canali e vasche, in cui l’acqua del mare viene spostata sempre più all'interno della salina.
Devi immaginarti uno stabilimento poverissimo, a scarsa produttività, con edifici in fango, canne, paglia.
Nel ‘500 le Saline erano organizzate in quattro aree distinte, ognuna con degli invasi, da cui l’acqua entrava in primavera. Ad agosto il sale si rompeva con la zappa per poi essere portato agli ammassi. Da qui, i cavallari lo trasportavano in spiaggia dove piccole imbarcazioni lo smistavano ai velieri, opportunamente ormeggiati a largo perché il fondale era basso.
Questo sistema venne profondamente cambiato nel 1754 grazie alla riforma di Luigi Vanvitelli, l’architetto che negli stessi anni dirigeva la costruzione della Reggia di Caserta. Tra le molte innovazioni introdotte dal Vanvitelli, quella cruciale riguarda la sostituzione degli sciorni – vecchi macchinari a braccia per il drenaggio delle acque – con la vite d’Archimede. Questo nuovo sistema permetteva un sollevamento dei liquidi molto più semplice ed efficiente.
L’intervento del grande architetto, se valutato con sensibilità contemporanea, ha diversi meriti: mentre le bonifiche di altre terre paludose hanno comportato la sparizione di aree umide importanti per la vita di moltissimi animali e vegetali, il progetto del Vanvitelli ha creato un ecosistema che ha di fatto generato un ambiente di incredibile pregio naturalistico.