La terra e il mare

Il nome stesso del trabucco nasconde, a cercarla, una trave.

Trascrizione

La difficoltà di estrarre valore dalla terra, rilevata dall’abate Pacichelli agli inizi del ‘700, torna con toni accorati nelle parole di Cesare Brandi, che visitò il Gargano nel 1960.

“Perché insomma - scriveva Brandi - quanto grano ci poteva nascere in quelle terrazze, un pugno, e per venirselo a seminare, a segare, a zappare, la gente doveva avere le ali dell'arcangelo, i piedi non bastavano certo.”

Il riferimento alle ali dell’arcangelo riguarda il santuario di Monte Sant’Angelo, fino a tempi recenti centro di devozione di enorme richiamo per i fedeli, che il 29 settembre affrontavano un faticoso pellegrinaggio in onore di san Michele Arcangelo.
Da notare, che in anni recenti, il WWF di Vieste ha ripristinato il percorso che porta direttamente alla grotta sul Monte.

E il mare? Lo strumento della sussistenza di Vieste è stato il trabucco. Gigantesche macchine marine, prolungate in mare dai promontori, con un aspetto rudimentale che agli occhi di chi ama i frammenti possono apparire affascinanti. La realtà è che i trabucchi, per come sono fatti, testimoniano l’enorme fatica di chi cercava di governare il mare dalla terra. Si ergono su piattaforme ancorate alla roccia da grossi tronchi di pino d’Aleppo. 

Il nome stesso del trabucco nasconde, a cercarla, una trave.