Vieste a fine ‘600

Vieste nei resoconti di viaggio dell’Abate Giovan Battista Pacichelli. scritti tra il 1680 e il 1687.

Trascrizione

Se sei curioso di sapere che ne fu di Vieste dopo l’assedio ottomano, sei fortunato. Esiste una fonte storica eccezionale, scritta tra il 1680 e il 1687, che ci permette di dare uno sguardo al Regno di Napoli di quel periodo, Vieste inclusa. Si tratta dei resoconti di viaggio dell’Abate Giovan Battista Pacichelli. 

Pubblicati postumi nel 1703, in un’opera intitolata “Il Regno di Napoli", questi testi sono il risultato di quindici anni di osservazioni; gli storici li considerano fonti di prima mano, e quindi particolarmente preziose.  

Pacichelli descrive la Capitanata - il nome che veniva dato sotto il Regno di Napoli al territorio comprendente il Gargano - come una zona insalubre e difficile, in cui la pastorizia era la principale forma di sussistenza. Vieste lo colpisce. La descrive come “insinuata nelle falde del Monte Gargano, dal canto dell’Oriente.” 

A quanto pare il tracollo demografico seguito alle vicende del secolo precedente si sente ancora. La Vieste di Pacichelli è “angusta in giro, e spremuta di habitatori” per effetto di ripetuti “Tremuoti” e per “il furore dei Mosulmani”.