Le torri di difesa

Un Atlante del Regno di Napoli del 1645 ci dice che all’epoca la Puglia poteva vantare 15 torri d’avvistamento.

Trascrizione

Un “Atlante del Regno di Napoli” del 1645 ci dice che all’epoca la Puglia poteva vantare 15 torri d’avvistamento. A compilarlo, negli anni ’80 del secolo prima, il matematico Nicola Antonio Stelliòla e il cartografo Mario Cartàro. Le torri sono il risultato materiale di due grandi sconvolgimenti, uno esterno e l’altro interno. 

Il primo è la minaccia turca. Dopo una spinta più che secolare, gli ottomani nel 1453 presero Costantinopoli, decretando, di fatto, la fine dell’impero romano d’Oriente. Il Mediterraneo diventava un mare di contesa sempre più pericoloso. Nel 1480 l’esercito del sultano, dopo aver conquistato Otranto, ne massacra gli abitanti inermi. Si concretizza così un secolo di saccheggi, che in questi ascolti puoi approfondire nei punti dedicati a Vieste ed Otranto.

Il secondo sconvolgimento è invece tutto interno al mondo delle dinastie cristiane europee. È qui, sul terreno della nascita degli stati centralizzati, che la sfida tra civiltà prende corpo. Nel Sud Italia il vecchio potere Aragonese dimostra ormai di essere in affanno. In Europa l’astro emergente è Carlo V d’Asburgo, l’uomo che aspira a una monarchia universale. Lanciata la sfida al papato e ai vecchi assetti del Mezzogiorno d’Italia, Carlo V riesce, grazie a una serie di campagne militari e a un complicato sistema d’eredità e parentele, a mettere le mani sul Regno di Napoli e sul Regno di Sicilia e Sardegna. 

Arrivato ai confini meridionali dell’Europa, la sua più temibile controparte al di là del mare è quella del Sultano. E per contrastarla, l’imperatore, d’accordo con Pietro Toledo, Viceré del Regno di Napoli, promuove nel 1532 la costruzione di una grande linea di difesa lungo le coste ioniche e adriatiche della Puglia. Sorge in tal modo quel meraviglioso sistema di torri merlate che trasmette a questa parte di Mediterraneo lo stesso ritmico incedere dei paesaggi costieri di tutto il Sud Italia. Ogni punto d’avvistamento ha il dovere di avvisare l’entroterra attraverso fuochi, fumi, corni e campane. Le torri devono dare tempo alla popolazione di raggiungere le masserie fortificate  o addirittura i castelli. 

Questa politica di protezione coinvolgerà anche gli eredi di Carlo V, in particolare Filippo II, che contribuirà a farla crescere. 

Passato circa un secolo dal trauma delle invasioni turche, un nuovo assetto di potere – più moderno e più centralizzato – è in grado di organizzare, attraverso le torri, una risposta difensiva. Sono le premesse per la strategia di contenimento che diventerà evidente con la battaglia di Lepanto nel 1571.