Come funziona il faro

Una volta il congegno meccanico che operava il faro si chiamava “Orologeria Peso Motore”. 

Trascrizione

Da un’umile manovella, all’automazione completa. Negli ultimi 40 anni anche il Faro di Bari ha vissuto una trasformazione completa, che però sembra non mettere in discussione il senso di questo presidio, gestito dal 1911 dal servizio Fari e  Segnalamento Marittimo della Marina Militare.

Una volta il congegno meccanico che operava il faro si chiamava “Orologeria Peso Motore”. 

Ogni tredici ore, il farista girando una manovella  azionava un  cilindro orizzontale, sul quale era avvolto un cavo metallico con dei dischi di ghisa. Sfruttando l'energia potenziale di una massa sospesa, il movimento di rotazione del cilindro veniva trasmesso a degli apparati ottici rotanti. Perché rotanti? Perché i fari principali, come questo, hanno bisogno di proiettare la luminosità della lanterna fino a 15 miglia marine, e per questo serve appunto la tecnologia dell’ottica rotante.

Nel 1969 entrò in funzione il "congegno elettromeccanico di rotazione armatura girevole", ancora in funzione. È un motore elettrico, con una ruota dentata, calibrata attentamente per garantire un tempo di rotazione stabile. Ne deriva una caratteristica luminosa unica, che permette al marinaio, immerso nel buio del mare, di orientarsi. Ogni lanterna ha quindi una firma luminosa. Ecco quella di San Cataldo: 3 lampi da 0,2 secondi, intervallati da un doppio periodo di buio di 3,8 e poi di 11,8 secondi.

Per controllare l’esattezza del segnale luminoso era necessario un cronometro, che in effetti era uno degli oggetti chiave della vita del farista, che in questi locali viveva, con tutta la famiglia. 

Dal 2012 il Faro di San Cataldo è completamente automatizzato. La precisione è ancora più garantita, ma curiosamente è sempre al servizio di un ritmo alternato di lampi ed eclissi che sembra guardarci dalla notte dei tempi.