Il calendario romano prevedeva la distinzione tra giorni fasti in cui si potevano trattare affari giudiziari e svolgere attività pubbliche, e giorni nefasti in cui motivazioni di carattere religioso impedivano tali attività. Nel corso del tempo il termine Fasti indicò per estensione il calendario stesso che, per via del carattere sacro, fu affidato alla sfera di competenza del collegio sacerdotale dei Pontefici.
Nel programma culturale augusteo, la creazione di una nuova era non poteva tralasciare anche l’organizzazione del tempo del calendario, un cambiamento sostanziale, che seguiva un nuovo modo di pensare e di vivere e che investì la vita pubblica, sociale e religiosa del popolo romano. Nella veste di Pontefice Massimo, Augusto intervenne sulla struttura del calendario con l’inserimento di festività che ruotavano attorno alla figura del Princeps e alla sua famiglia. Alla riforma del calendario già promossa da Cesare nel 46 a.C., che riguardò la correzione dei calcoli dell’anno bisestile e l'introduzione dei mesi di gennaio e febbraio, si aggiunsero così i nuovi nomi dei mesi estivi di Iulius e di Augustus, dedicati rispettivamente a Giulio Cesare e ad Augusto stesso. Ancora oggi si conserva il ricordo della celebrazione delle Feriae Augusti nella festività del Ferragosto.