Morire nel lusso: la magnificenza dei sepolcri

Sala 8

A partire dagli anni immediatamente successivi alla Guerra Sociale un segno evidente dell’unità politica e culturale dell’Italia romana fu la diffusione dei sepolcri monumentali. Le principali vie di accesso alle città erano, infatti, caratterizzate dalla sequenza serrata dei monumenti funerari. 

Il monumentum, parola che si lega strettamente al concetto di preservazione della memoria, ha nel mondo romano una collocazione intermedia tra la sfera pubblica e la sfera privata. La visibilità del sepolcro (data dalla vicinanza alla strada e alle porte cittadine), le dimensioni, la scelta di una forma architettonica originale e poco comune, il messaggio scolpito nell’iscrizione, la decorazione e la presenza del ritratto del titolare e dei suoi congiunti erano garanzia della durevolezza del ricordo. 

Cicerone desiderava per l’amata figlia Tullia un sepolcro quasi simile a un tempio, così come a un tempietto circolare doveva alludere l’elegante monumento da Ancona decorato dalla suonatrice di cetra. Il grottesco Trimalcione, invece, si raccomandava affinché sul suo sepolcro non mancassero, accanto al proprio ritratto, quello dell’adorata moglie Fortunata e dell’altrettanto adorata cagnetta, posta vicino ai suoi piedi!

Per lo stesso Augusto l’aspetto architettonico e le dimensioni del monumento funerario furono un problema da affrontare piuttosto precocemente; già nel 27 a.C. era in corso di costruzione l’enorme tumulo del diametro di 90 m circa, destinato a tutta la sua famiglia, che fu un modello ampiamente imitato ma mai eguagliato nello splendore e nell’ordine di grandezza.