La religio

Sala 8

La religione era alla base dell’ordine giuridico, sociale e politico di Roma e accompagnava la vita dei cittadini, sia durante le feste del calendario sacro sia nei riti officiati nei santuari, guidati da un corpo sacerdotale differenziato in numerosi collegi (Pontefici, Auguri, Vestali, Flàmini).

Cicerone riconosceva nei Romani il popolo che più di tutti era propenso al culto e al rispetto verso gli dèi. Da questa attitudine sarebbe derivata, secondo il celebre oratore, la grandezza della Repubblica. Momento centrale della religione romana era il rituale del sacrificio codificato dalla tradizione, strumento necessario per regolare il rapporto tra uomini e dèi.

Il sacrificio era officiato in occasioni diverse, come ringraziamento verso gli dèi o per propiziare eventi favorevoli, espiare i mali fatti o subìti, o per richiedere espressamente l’assenso divino alle imprese umane. L’interpretazione della volontà divina era ad opera di sacerdoti istruiti nella lettura delle viscere delle vittime sacrificali e dei fenomeni atmosferici naturali, discipline di origine etrusca. Il corretto svolgimento del rituale era la condizione necessaria per un esito favorevole del dialogo tra l’uomo e il divino, pena l’inefficacia della cerimonia.

Nelle colonie e nei municipi la religio era istituita seguendo il modello di Roma, garantendo le basi simboliche e concrete per il corretto funzionamento della società. Elemento determinante era l’istituzione del culto di Giove, Giunone e Minerva nei templi delle colonie romane (Capitolia): la triade capitolina sanciva la presenza di Roma e del suo ordine politico e culturale nel resto dell’Italia romana garantendo la coesione dello Stato.