Di fronte alla necessità di organizzare un territorio conquistato sempre più esteso, i Romani elaborarono ben presto un sistema di divisione agraria standardizzato, in grado di adattarsi ai differenti contesti geografici della penisola italiana. Le centuriae, parcelle di terra di forma quadrangolare con una superficie di 200 iugeri (circa 50 ettari), corrispondenti a 100 heredia (le prime assegnazioni ai cittadini romani, tradizionalmente attribuite a Romolo), erano delimitate secondo uno schema basato su assi ortogonali (decumani e cardines), individuati da un gromatico o mensor per mezzo di una groma infissa nel terreno. Ogni centuria poteva essere assegnata a una o più persone, nell’ambito della costituzione di una colonia, ma anche nel corso di operazioni politiche di redistribuzione della ricchezza e di contenimento delle tensioni sociali, come nel caso delle grandi centuriazioni volute dai Gracchi nella seconda metà del II sec. a.C. Di queste massicce operazioni intraprese nei secoli della Repubblica restano oggi numerose iscrizioni di confine (cippi di centuriazione) ma non solo: le tracce stesse della riorganizzazione agraria riemergono grazie alla fotografia aerea e alle immagini satellitari negli assi stradali, nei sistemi di irreggimentazione delle acque e nelle forme stesse dei campi laddove minori sono state le operazioni svolte nei secoli successivi.