Il fregio rappresenta due navi gemelle cariche di uomini armati che seguono rotte divergenti (forse attuando una precisa tattica di guerra); le imbarcazioni sono dotate di una doppia fila di oltre dodici remi per lato (biremi), mentre a prua – nella parte ora mancante – dovevano essere munite di rostro; resta ancora visibile il grande occhio apotropaico che tradizionalmente vegliava sulla navigazione. A poppa si riconosce il timoniere, seduto dietro il parapetto; i soldati, forniti di lance, elmi a calotta con tesa circolare e scudi ovali, sono schierati sul ponte forse per procedere allo sbarco e combattere a terra: le file serrate, gli scudi imbracciati, il passo aperto fanno presagire la preparazione alla battaglia.
Le scene di guerra per mare sono particolarmente diffuse sui rilievi tra la fine della Repubblica e la prima età augustea, come memoria delle grandi battaglie combattute tra la metà del I secolo a.C. e la definitiva vittoria di Augusto su Antonio e Cleopatra ad Azio (31 a.C.). Il fregio, proveniente dai dintorni di Cuma, potrebbe essere riferito alla guerra contro Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, ed essere appartenuto al sepolcro di uno dei veterani che aveva preso parte alla battaglia decisiva di Nauloco (36 a.C.), vinta - nel nome di Augusto - dalla flotta di Agrippa stazionata sulla costa flegrea.