Un pugile in età matura siede appoggiando stancamente le braccia sulle cosce; volge lo sguardo lontano da quello dell’osservatore, mostrando l’orecchio tumefatto e le numerose ferite ancora sanguinanti. L’intenso pathos della scultura è reso ancor più evidente dal realismo dei minuziosi dettagli: capelli, barba, pelliccia dei guantoni sono virtuosisticamente incisi a bulino, mentre numerosi piccoli intarsi in rame rosso descrivono ferite e gocce di sangue che scorrono sul corpo possente ma fiaccato dal combattimento.
Ispirata all’opera del celebre scultore Lisippo (IV secolo a.C.), la statua è considerata uno straordinario originale greco della prima metà del I secolo a.C. La sua eccezionalità era chiara anche agli antichi che cercarono di garantirne l’integrità, come apparve evidente al momento della scoperta, avvenuta nel 1885 lungo le pendici occidentali del Quirinale: la statua in un momento imprecisabile era stata nascosta con cura, posta su un capitello di pietra e sepolta in una fossa riempita di terra setacciata per preservare il più possibile la superficie del bronzo.