A Rossano di Vaglio, nella Lucania interna, a partire dalla metà del IV secolo a.C. sorse un santuario dedicato alla dea Mefite, divinità legata alla sfera celeste e ctonia, alla fecondità e ai riti di passaggio e particolarmente venerata, nell’area osco-sannitica, in località extraurbane, boschive e connotate dalla presenza di acque.
Il santuario, forse rivestito di un’importanza etnica per i Lucani, fu monumentalizzato dalla fine del III secolo in poi: nella sua forma definitiva, esso era strutturato come una corte con grande altare circondata, su tre lati, da portici e ambienti, in uno dei quali fu rinvenuto il rametto di alloro (forse l’aspergillum -aspersorio- della statua di culto).
Il santuario della Mefite ha restituito un’ingente quantità di monete, iscrizioni in osco, greco e latino, e votivi, tra i quali numerosissimi sono quelli in terracotta. Qui sono esposte figure femminili, in particolare protomi o busti (rappresentazione parziale della figura, allusiva di una salita dal sottosuolo della dea), e i frutti fittili, la cui gamma da questo sito è ineguagliata e forse rappresentativa di tutte le varietà attestate sul territorio. La riproduzione di elementi naturali, questa volta in bronzo, si estende anche alle foglie.
Un altro livello della frequentazione del sito si può ricostruire dall’episema e dalla preziosa cintura in oro e argento, le cui raffigurazioni di Helios richiamano le immagini sulle monete coniate da Alessandro il Molosso in Italia.