La Valle di Ariccia ha avuto origine dal prosciugamento in epoca romana del suo antico lago vulcanico. In questo fertile territorio destinato alla coltivazione cerealicola verso il IV sec. a.C. sorse un modesto santuario immerso nel paesaggio naturale, scoperto casualmente nel 1927. Una piccola struttura rettangolare decorata da antefisse e da statue frontonali in terracotta restituisce le forme di un prezioso sacello presso il quale è stata rinvenuta una ricca stipe votiva, composta da immagini fittili di offerenti, molti votivi anatomici (uteri, mani e piedi attraverso i quali si ringraziava o si auspicava la guarigione), tre statue sedute e tre busti femminili di terracotta di notevole fattura, provenienti da modelli magno-greci. Dalle caratteristiche del luogo e dagli attributi presenti nelle sculture si riconosce un santuario di Cerere e Proserpina. La statua qui esposta, identificata come un’offerente o una sacerdotessa, illumina su un particolare del culto demetriaco svolto a esclusiva partecipazione femminile: il porcellino tenuto nella mano sinistra rimanda alla pratica del megarizein, nella quale gli animali sacrificati venivano deposti in cunicoli sotterranei (i megara) e successivamente i loro resti, ormai decomposti, erano sparsi nei campi per augurare la fertilità e l’abbondanza del raccolto.