L’atto di dedica è un elemento fondante della relazione tra gli uomini e gli dei: con esso, si mostra alla divinità la propria venerazione, la si vincola a concedere una grazia o la si ringrazia per averlo fatto. Informazioni sulle ragioni della dedica, sulla divinità o sul profilo del dedicante (non necessariamente un individuo, ma anche un gruppo o un’istituzione) si possono agevolmente ricavare dalle iscrizioni, in assenza delle quali le tipologie di oggetti o specifiche iconografie possono costituire un indizio.
Gli oggetti consacrati alla divinità potevano avere forme differenti, come ben illustra la documentazione in sala: beni in materiali preziosi, dal notevole pregio artistico, statue di grande formato o oggetti più economici, spesso realizzati in serie, in grandissime quantità.
A differenza di altri oggetti, dedicati solo dopo il loro utilizzo (come le armi prese al nemico o gli strumenti da lavoro), le produzioni coroplastiche sono di particolare interesse essendo fabbricate appositamente per l’impiego nel rituale.
Alcune di esse sono caratteristiche di aree geografiche e culturali piuttosto estese: i votivi anatomici di Ponte di Nona, ad esempio, si inseriscono nel solco di una tradizione ben radicata nel centro Italia in età medio-repubblicana, mentre terrecotte figurate come quelle di Rossano di Vaglio sono cospicuamente attestate in tutto il mondo-magno greco (ma non a esso limitate) e presumibilmente dedicate nell’ambito di riti collettivi.