Le cosiddette iovilae o iúvilas, rinvenute nel santuario del Fondo Patturelli nel territorio dell’antica Capua, sono tra le testimonianze più suggestive a noi pervenute della lingua osca. Databili tra il IV e il III sec. a.C., si tratta di stele o segnacoli sacri in tufo o terracotta, con decorazioni figurate riferite a divinità, offerte, sacrifici e cerimonie. Tra i testi delle iscrizioni, oltre al nome del dedicante, sono frequenti le menzioni dei meddices, i sommi magistrati capuani in carica fino al 211 a.C., quando la città pagò il sostegno offerto ad Annibale con la conquista definitiva da parte di Roma.
La stele che qui si presenta, rinvenuta nel 1889, incisa prima della cottura su entrambe le facce con il nome, tipicamente osco, dell’offerente, Mina(tus) Nasenni(us), era decorata con la raffigurazione di un cinghiale e, sull’altro lato, con quella, molto danneggiata, di una focaccia, chiaro riferimento alle offerte rituali del santuario capuano.