L'inferno in terra: la guerra

“Chi poteva ricoprire con la maggior quantità di colpi un determinato numero di metri quadrati, aveva la vittoria in pugno” (Ernst Jünger, Il tenente Sturm, 1923). Fino al Novecento, erano le baionette o i proiettili a uccidere o ferire sui campi di battaglia: durante la Grande Guerra, l’80% dei soldati morì a causa dell’artiglieria pesante. I corpi venivano mutilati, fracassati, triturati e fatti a pezzi. Coloro che sopravvivevano a questo gioco al massacro furono chiamati gueules cassées (facce rotte). 

Oltre all’insopportabile sofferenza fisica, queste persone soffrirono il trauma della perdita della propria forma, del volto, dell’identità. Come il protagonista della Metamorfosi di Franz Kafka, pubblicato nel 1915, sembrano defraudati della loro umanità agli occhi degli altri. Dopo aver vissuto l’inferno della guerra, sperimentano ora l’inferno dei sopravvissuti: l’umiliazione di aver perso la faccia.