Nella Divina Commedia alcuni sono dannati perché eretici o blasfemi contro Dio, ma nella maggior parte dei casi gli uomini sono condannati all’Inferno perché hanno fatto del male ai propri simili o sono stati violenti contro il prossimo. Ignavi, lussuriosi, fraudolenti, iracondi, ladri, malfattori, seminatori di discordia, falsari, tiranni e traditori rendono la vita terrena un’esperienza funesta. Il primo essere nato da una coppia umana, Caino, è un criminale, assassino di suo fratello. Il male ha tormentato l’umanità fin dalle origini.
Poi, con l’avvento della società industriale, anche il male si è aggiornato. Le megalopoli, con le loro legioni di miserabili e le squallide baracche, hanno assunto proporzioni mai viste prima. Le fabbriche e le catene di montaggio hanno trasformato gli esseri umani in schiavi costretti a ritmi di lavoro infernali. Le miniere, con i loro pozzi e labirinti di gallerie, hanno creato città sotterranee in cui gli operai somigliano ai dannati della terra. Le prigioni e i manicomi, costruiti sul modello delle architetture panoptiche, sembrano emulazioni dei gironi infernali. Anche la guerra e le sue atrocità hanno cambiato portata con la diffusione di gas velenosi, bombe incendiarie e armi di distruzione di massa.
Questo universo meccanizzato e concentrazionario, di inaudita violenza, raggiunge l’apice dell’orrore e della crudeltà con i campi di sterminio, riecheggiando la dismisura dell’Inferno dantesco: un abisso organizzato con metodo, dove gemono schiere di esseri umani. Il periodo romantico, che ha visto la nascita di questa società moderna, è anche l’epoca della riscoperta della Divina Commedia, in particolare dell’Inferno, con cui si identifica, rendendo la metropoli industriale una figurazione della “città dolente” sulla terra.