Il demonio delle fiabe siciliane non è il diavolo comunemente inteso, ma un essere indefinito appartenente al regno della magia che agisce per propria o altrui volontà. Non obbedisce a Dio ma a un mago potente e strapotente. Parimenti, nella letteratura cavalleresca e nell’Opera dei Pupi, l’azione dei maghi si svolge evocando e costringendo i diavoli al proprio servizio. Si delinea un mondo fantastico di angeli e diavoli, fate, maghi e maghe che con le loro “arti” intrappolano, ingannano e ordinano determinando il corso degli eventi, partecipi della lotta tra Bene e Male.
Nell’Opera dei Pupi i maghi si dividono in buoni (che aiutano i cristiani), cattivi (che aiutano i saraceni) e ambigui, che sono mossi solo del loro interesse personale. I primi pongono al servizio della Chiesa le potenze demoniache, conciliando magia e religione e subordinando la prima alla seconda. L’installazione di pupi invita a volgere l’attenzione alla magia intesa come codice, segni e simboli impiegati per indagare la realtà. Un codice condiviso basato su un’elevata produzione simbolica e un complesso sistema di rappresentazione. I pupi testimoniano un sistema di pensiero magico che va oltre lo spettacolo teatrale: per mezzo degli oggetti, riflette il bisogno degli umani di ricorrere alla sfera magica e al sacro per dare senso alle contraddizioni del reale, quando la ragione da sola non riesce a dare ordine al mondo.