Paolo e Francesca

Il quinto canto dell’Inferno, in cui si racconta de tragico amore di Francesca da Rimini e Paolo Malatesta, è uno dei più celebri della Divina Commedia. Dante e Virgilio giungono nel secondo girone dopo aver incontrato Minosse, giudice e custode del regno dei morti: qui sono travolti da una violenta bufera, con venti tempestosi in cui si agitano le anime dei lussuriosi. La sventurata coppia di amanti, stretti l’uno all’altra, attira l’attenzione del poeta il quale dedica loro una profonda riflessione sull’amore passionale, che vince sulla ragione con esiti tragici. “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, scrive Dante nel celebre verso. Travolti dalla passione durante la lettura del libro che racconta l’amore fra Lancillotto e Ginevra, Paolo e Francesca erano stati uccisi dal marito di lei, Gianciotto, fratello di Paolo. Per quanto i due amanti siano puniti all’Inferno, il poeta non li condanna, ma prova per loro un’empatia senesche lo porta allo svenimento.

Nella storia dell’arte, l’episodio drammatico narrato dal poeta rivelerà il mutare dell’atteggiamento nei confronti del concetto di passione amorosa. La vicenda, infatti, non godette di particolare fortuna fino all’Ottocento, secolo nel quale fu ampiamente ripresa anche in virtù del ritorno agli studi danteschi e dell’affermarsi della temperie romantica. Ancora all’inizio del Novecento, la Rocca di Gradara nelle Marche, dove per tradizione si era consumato l’omicidio, viene interamente allestita in chiave storicista con la storia di Paolo e Francesca.

Le opere esposte in questa sezione testimoniano il successo iconografico del canto dantesco, riletto in chiave teatrale e velatamente erotica, in cui i corpi nudi e abbracciati dei due amanti, illuminati da una forte luce, si contrappongono alle figure di Dante e Virgilio rappresentati nell’oscurità.