I volumi miniati antichi furono determinanti per tradurre in immagini le fantasmagoriche invenzioni dantesche, soprattutto infernali. Per i primi illustratori, tuttavia, non fu facile trasformare in realtà visiva la complessità del testo dantesco. L’inaudita novità costituita dal resoconto di una discesa nel mondo dei morti che era al contempo la cronaca di un’esperienza reale e un grande affresco simbolico-profetico, pose a lungo problemi di rappresentazione agli artisti.
Solo alle soglie del XVI secolo, con il “Dante in carta pecora”, la serie di pergamene illustrate di Sandro Botticelli, la visione dantesca approderà a un primo canone iconografico. Quasi un secolo dopo, le serie grafiche di Federico Zuccari e Giovanni Stradano, nate in seno alla cultura accademica tosco-romana di fine Cinquecento, costituiranno il primo tentativo sistematico di trasporre l’intero racconto del viaggio ultraterreno di Dante in immagini descrittivamente autosufficienti.
Quasi del tutto assente nel corso del Seicento e oltre, l’interesse editoriale per la Divina Commedia riprende a fine Settecento con alcune edizioni illustri, tra cui primeggia quella basata sui disegni di John Flaxman caratterizzati da un severo linearismo debitore della purezza grafica botticelliana. Rimase incompiuto, con circa cento tavole dedicate in buona parte all’Inferno, l’ambizioso progetto illustrativo dell’inglese William Blake che negli ultimi anni della sua vita dedicò all’interpretazione figurativa di Dante tutta la sua concentrazione creativa, immaginando soprattutto per l’Inferno iconografie di straordinario impatto fantastico-visionario.
Nella seconda metà dell’Ottocento, saranno le celeberrime edizioni illustrate di Gustave Doré a rendere possibile forse per la prima volta un’immediatezza di lettura anche da parte di un pubblico non avvezzo alla complessità del poema. Ciò fu reso possibile grazie al dominio assoluto degli effetti scenografici, creando soprattutto attorno all’Inferno un immaginario figurativo particolarmente aderente alle scene violente, ai personaggi atroci, ai supplizi dei dannati e alla loro ambientazione in paesaggi foschi e allucinati.
In tempi più recenti, l’artista spagnolo Miquel Barcelò ha raccolto la sfida di una illustrazione completa delle tre cantiche dantesche.