Questa figura metaforica ha origine all’alba dell’anno Mille in ambito anglosassone, per poi diffondersi tramite miniatura e scultura in tutta l’Europa occidentale, divenendo il principale modo di raffigurare, per metonimia, l’Inferno e le sue pene.
Il motivo della bocca dell’Inferno permette di dare un volto al Male, immediatamente riconoscibile con il suo carico di orrore, ed è associata ad alcuni episodi cruciali della mitologia cristiana come la Caduta degli angeli ribelli, il Giudizio Universale, Cristo negli inferi. In tutti i contesti, la bocca che divora i corpi dei dannati rappresenta la condanna eterna.
Inizialmente la bocca dell’Inferno ha un’apparenza antropomorfa, ispirata alle figure ctonie della mitologia antica come i Ciclopi, i Titani, i Giganti, per divenire poi una figura zoomorfa ispirata al Leviatano, il gigantesco e insaziabile mostro acquatico della tradizione biblica. Alla fine del Medioevo si afferma una nuova visione dell’Inferno, composta da una successione di descrizioni delle pene che favoriscono l’interpretazione morale del castigo divino, disposte in gironi seguendo il modello dantesco.
Essere chimerico, la bocca dell’Inferno è il risultato di uno straordinario sincretismo culturale e ha profondamente marcato l’immaginario artistico. La sua fortuna in età moderna è testimoniata da opere come l’Orco del parco di Bomarzo, realizzato nel Cinquecento per il principe Vicino Orsini e riprodotto nella foto di Herbert List, o l’entrata grottesca al Cabaret l’Enfer, celebre ritrovo parigino dei surrealisti.