I Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso

L’escatologia (dal greco ἔσχατος, “ultimo”), “scienza delle cose ultime”, è la riflessione teologica sul destino definitivo dell’uomo e del creato. Nella tradizione cattolica si utilizza il termine “novissimi” (dal latino novissima, “le cose ultime”) per indicarne i quattro aspetti fondamentali: la morte, il Giudizio, l’Inferno e il Paradiso.

Se nell’Antico Testamento le allusioni all’Inferno e al Paradiso sono impalpabili, nel Nuovo Testamento Gesù parla, per coloro che rifiutano la grazia di Dio, di una esclusione dal suo regno e di pene eterne (il verme che non muore, il fuoco che non si estingue, le tenebre, il pianto e lo stridor di denti). 

In seguito ci si interrogherà su questa dicotomia netta tra Inferno e Paradiso: quale sarà il destino di coloro che sono “non perfettamente buoni, ma nemmeno perfettamente cattivi”? Si fa strada progressivamente un’altra possibilità: che prima di entrare in Paradiso, alcuni – o, forse, la maggioranza degli uomini – debbano essere purificati dal dolore: e nasce l’idea di un luogo transitorio tra i due regni eterni della beatitudine dei giusti e della dannazione dei malvagi, che nel XII secolo sarà definito Purgatorio.

Quando Dante mette mano al suo poema, l’esistenza del Purgatorio è incorporata nella dottrina ufficiale della Chiesa da una trentina d’anni. Poco importa se Dante non segue rigorosamente la dottrina cattolica, che non si sostituirebbe al Giudizio divino assegnando un destino oltremondano a delle persone specifiche. E poco importa se altre Chiese cristiane negano l’esistenza del Purgatorio. Finché continueremo a leggere la Divina Commedia, che li mette in scena, e a contemplare le opere d’arte che li rappresentano, i Novissimi continueranno a esistere come elemento fondativo della cultura europea.