Trascrizione
Guardando l’opera di David Nebreda nella sezione della mostra dedicata al tema della follia e alienazione, a prima vista si esita a comprendere. O meglio, forse si è già capito, ma la mente rifiuta di accettare ciò che l’occhio ha colto. È un volto. Interamente ricoperto da una materia brunastra che non lascia dubbi sulla sua natura. La testa dell’artista che ha posato per quell’autoritratto è sepolta sotto una colata di escrementi.
Una maschera d’infamia che suscita orrore. Il capo, il principio capitale del corpo umano è diventato anus mundi. Il volto è diventato una cloaca. Jean Clair mette in relazione quest’immagine all’entrata di Dante nella bolgia degli adulatori, nel canto diciottesimo dell’Inferno.
Quivi venimmo, e quindi giù nel fosso
Vidi gente arruffata in uno sterco,
che dagli uman privati parea mosso.
E mentre ch’io laggiù con l’occhio cerco,
Vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parea s’era laico o cherco.
Di quella sozza scapigliata fante,
che là si graffia con l’unghie merdose,
E or s’accoscia, ed ora è in piede stante.
L’orrido, il disgustoso, sono una categoria privilegiata dell’arte di oggi. Come comporre con della merda? - si chiede sempre Jean Clair. L’artista, un tempo, componeva. Composizione era una parola prediletta nel vocabolario degli atelier. Al posto della composizione, oggi c’è la decomposizione. Mai l’opera d’arte ha tanto amato sfiorare la lordura e l’oscenità. E mai questo tipo di opere sono state a tal punto predilette dalle istituzioni, come ai bei tempi delle arti di regime.
E Philippe Comar, nel suo testo “L’inferno della psiche”, che ripercorre come nei secoli siano cambiate le interpretazioni offerte per spiegare i casi di follia collettiva, scrive: “passate da fenomeno religioso a patologia, le convulsioni e le possessioni demoniache vennero poi ammantate da un’aura artistica. Il fascino del male è noto da tempo, la novità sta nella sua estetizzazione. In questo senso, la “bellezza del male” è un’invenzione del tutto moderna. Questa bellezza mortifera non ha più nulla a che vedere con quella consolatrice di Baudelaire – in cui tutto è lusso, calma e voluttà. È la maschera del piacere che gli uomini assumono quando contemplano l’orrore o stuzzicano le passioni più oscure.”