Il diavolo viene a noi: peccati e tentazioni

Jan Brueghel il vecchio Le tentazioni di sant’Antonio Abate, 1601-1625 Valladolid, Museo Nacional de Escultura

Trascrizione

Nei secoli precedenti al racconto dantesco, il Diavolo era stato caratterizzato come una figura piuttosto ridicola. I suoi tentativi di corruzione dell’umana natura banali e facilmente resistibili. Nella Commedia i tratti malefici del Demonio vengono accentuati, mentre le pene inflitte ai peccatori nei vari gironi infernali catturano l’immaginario collettivo nei secoli seguenti. 

Soprattutto a partire dalla scissione Luterana i peccati capitali raggiungono l’apice della loro popolarità. Ne è un esempio La Leggenda di Tondal, scritta da un monaco irlandese. Narra il viaggio iniziatico dell’omonimo cavaliere, gran peccatore, obbligato a visitare in sogno l’Aldilà e ad assistere ai tormenti inflitti da esseri demoniaci. Il suo viaggio infernale è reso con simboli dei sette peccati capitali: il ratto nero incarna la lussuria, le monete l’avarizia, e così via.

Secondo Maria Bolaños - che affronta il tema in uno dei saggi del catalogo - il vero eroe della tentazione, sia nei testi letterari che nelle arti visive, è però Sant’Antonio Abate. 

L’esposizione offre molti esempi di interpretazioni pittoriche della figura del Santo, da Jan Brueghel a Paul Cézanne, da Lucas Cranach a Odilon Redon.

Considerato il fondatore del monachesimo cristiano, Antonio nasce in Egitto nel 251 e, ancora giovane, abbandona i propri averi e si ritira nel deserto per dedicarsi alla preghiera, all’astinenza e alla meditazione. Ben presto però, più che una vita contemplativa la sua diventa una convivenza forzata con le tentazioni del Diavolo. I discepoli del Santo raccontano che quasi ogni giorno innumerevoli demoni nascosti nella sua grotta o appostati nel deserto, dalle sembianze animali o umane, cercano in tutti i modi di indurlo a peccare - ora d’orgoglio, ora di gola o pigrizia, ma soprattutto di lussuria e avarizia.

A partire dal 1470 la leggenda di Sant’Antonio diventa uno dei temi prediletti da committenti e artisti. Uno dei più illustri esempi qui in mostra, è l’opera di Jan Brueghel il vecchio intitolata Le tentazioni di Sant’Antonio Abate, in cui l’eremita è circondato da esseri demoniaci che cercano di distrarlo dalle sacre scritture, e di farlo cadere nel peccato, seducendolo con giovani donne bellissime. Il soggetto era quindi ancora in voga mentre Brueghel dipingeva, ai primi del Seicento; l’ossessione per il peccato era vivissima sia tra protestanti che cattolici. In ogni caso il dipinto è innovativo, perché assegna grande rilievo al paesaggio e alla prospettiva aerea sullo sfondo di un magnifico cielo nordico.

Il dipinto acquista ancor più spessore se si considera la sua originale destinazione: la Aprobaciòn de Valladolid, primo carcere femminile spagnolo che si proponeva di correggere “la libertad, disoluciòn y rotura” di molte donne del tempo.