Trascrizione
L’Opera dei Pupi siciliani - oggi nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco - nasce alla fine del Settecento. Nel suo sviluppo si mescola la tradizione del teatro di marionette italiano con il racconto orale della storia dei paladini di Francia. Le prime storie raccontate con queste marionette di legno erano quelle dei “vastasi”, i lavori di fatica. Nell’ottocento su questa base si innestano i motivi del ciclo carolingio e della Chanson de Roland. I pupari attingono a questo repertorio perché li aiuta a mettere in scena delle lotte per vincere le battaglie della quotidianità. Il favore delle classi popolari di Palermo è istantaneo e duraturo.
L’Opera dei Pupi rappresenta volentieri storie di magia, che viene intesa dai pupari e dal pubblico non come ricorso al soprannaturale, ma come attività umana che procura potere con l'aiuto di demoni.
Accanto alle storie cavalleresche di valorosi guerrieri, battaglie e amori, esiste un mondo fantastico di maghi e maghe, che con le loro “arti”, incanti e sortilegi intrappolano, ingannano e determinano il corso degli eventi.
I maghi dell'opera dei pupi evocano diavoli. Il mago si ritira in un bosco, in una grotta o in una stanza. Talvolta si posiziona di fronte a uno scenario raffigurante la "bocca del'inferno". Spesso il mago batte la terra col piede: la marionetta fa bruscamente un passo e il manovratore fa rimbombare il palcoscenico. Oppure la marionetta gira tre volte su se stessa facendo svolazzare il mantello. Gli incantesimi che servono a evocare i demoni sono costituiti da versi, a volte composti dallo stesso puparo.
I maghi evocano i diavoli e li costringono al proprio servizio. Questi spiriti sono raffigurati in accordo con l'iconografia cristiana, con coda, ali e gambe di caprone; compaiono e scompaiono volando fra rumore di catene, di tuoni, fumo e fiamme o speciali effetti di luce; parlano con voce cavernosa e un po' cantilenante, iniziando con la formula: "Comanda maestro!".
Ogni mago ha al proprio servizio specifici diavoli. Nella zona di Palermo il mago Malagigi solitamente evoca Naccalone, un diavolo bonaccione sul quale si ripercuote la simpatia di cui il suo padrone gode presso il pubblico, oppure Cricchi Ignazio, Sciordacchino o Calcabrina; la maga Carandina ha Fecalo, il mago Araspase ha Piedicotti, la maga Fallerina ha Satana e la fata Alcina invoca Vertuno. Anche alcuni mostri e alcuni animali, come il cavallo Baiardo e il cavallo Rabicano, sono espressamente definiti magici, Altri, come l'ippogrifo, pure avendo caratteristiche straordinarie che sembrano magiche, nei testi sono definiti naturali.
L’installazione presente in mostra documenta questo complesso sistema di rappresentazione. I pupi testimoniano il bisogno umano di ricorrere alla sfera magica e al sacro per dare senso alla realtà in cui vivono quando la ragione da sola non riesce a dare ordine al mondo.