La porta dell’inferno

Auguste Rodin La Porte de l’Enfer [La porta dell’Inferno ] 1889-1917 Parigi, Musée Rodin

Trascrizione

La monumentale “Porta dell’Inferno” qui esposta è un calco in gesso dell’originale su cui Auguste Rodin lavorò dal 1880 fino alla sua morte. Degli oltre duecento gruppi scultorei che la decorano, solo alcune figure individuali furono fuse in bronzo dall’artista. La struttura nel suo insieme venne finalmente completata nel 1917, poco dopo la sua morte. 

Chiaramente ispirata dalla porta di accesso agli Inferi che Dante descrive all’inizio del canto III, l’opera di Rodin non va tuttavia intesa come un’illustrazione letterale della Commedia.  

Lo scultore prendeva appunti visivi durante la lettura dell’Inferno. Sono i cosiddetti e numerosi “disegni neri”. Dimostrano che Rodin intendeva interpretare temi danteschi seguendo però la propria “fantasia, e il proprio senso della composizione”. 

Chloé Ariot e François Blanchetière distinguono nel loro saggio lo strato più antico della Porta, aderente al racconto di Dante, da quelli che gli si sovrappongono negli anni e che attingono anche ad altre fonti d’ispirazione. La più importante tra queste è senza dubbio l’opera poetica di Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal.

Inizialmente Rodin pensava di scolpire i battenti della Porta secondo una classica struttura a formelle, sul modello della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti. L’organizzazione delle scene avrebbe dovuto seguire passo passo le tappe del viaggio dantesco. Il Pensatore al centro del timpano avrebbe dovuto rappresentare non Dante, ma Minosse, il giudice infernale che assegna alle anime il cerchio corrispondente ai loro peccati.

Ben presto però, il maestro si orienta verso una composizione meno vincolata al testo Trecentesco. E la parte inferiore dei battenti accoglie due grandi gruppi scultorei: a sinistra Paolo e Francesca abbracciati, a destra Ugolino con il corpo di uno dei figli sulle ginocchia. Il gruppo delle Ombre, che corona il monumento, secondo i resoconti del tempo sarebbe la personificazione della terribile iscrizione che accoglie Dante all’inizio del canto III: “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. 

Influenzato dagli scritti di Baudelaire, nel corso degli anni Rodin modifica gradualmente la composizione manifestando una sensualità che rende i personaggi meno vittime delle pene infernali e più fonte di tentazione carnale per noi che le osserviamo. L’inferno stesso diviene meno concreto, meno prosaico e più simbolico; non è più un luogo reale, ma vive all’interno di ogni essere umano. Per questo forse, la Porta dell’inferno non si apre.